Traduttore: Alberto Bracci Testasecca
Editore: E/O
Collana: Dal mondo
Genere: Narrativa/Noir
Anno edizione: 2019
In commercio dal: 10 luglio 2019
Pagine: 476

Vincitore nel 2018 del Prix Maison de la Presse, presieduto da Michel Bussi, con la seguente motivazione: “un romanzo sensibile, un libro che vi porta dalle lacrime alle risate con personaggi divertenti e commoventi”.

«Per chi ama l’originalità e l’ironia intelligente della comédie française, sarà un piacere leggere “Cambiare l’acqua ai fiori” di Valérie Perrin» – Venerdì di Repubblica

«Una storia che con toni lievi preme sul cuore, Violette è una protagonista che fa bene e non somiglia a nessun’altra» – la Stampa

«Un libro sull’amore silenzioso. Un romanzo che vorresti non finisse mai» – Luciana Littizzetto

«Un romanzo avvincente, commovente e ironico la cui lezione universale è la bellezza della semplicità e l’eterna giovinezza in cui ci mantiene il sogno»

Violette Toussaint è guardiana di un cimitero di una cittadina della Borgogna. Ricorda un po’ Renée, la protagonista dell’Eleganza del riccio, perché come lei nasconde dietro un’apparenza sciatta una grande personalità e una vita piena di misteri. Durante le visite ai loro cari, tante persone vengono a trovare nella sua casetta questa bella donna, solare, dal cuore grande, che ha sempre una parola gentile per tutti, è sempre pronta a offrire un caffè caldo o un cordiale. Un giorno un poliziotto arrivato da Marsiglia si presenta con una strana richiesta: sua madre, recentemente scomparsa, ha espresso la volontà di essere sepolta in quel lontano paesino nella tomba di uno sconosciuto signore del posto. Da quel momento le cose prendono una piega inattesa, emergono legami fino allora taciuti tra vivi e morti e certe anime, che parevano nere, si rivelano luminose. Attraverso incontri, racconti, flashback, diari e corrispondenze, la storia personale di Violette si intreccia con mille altre storie personali in un caleidoscopio di esistenze che vanno dal drammatico al comico, dall’ordinario all’eccentrico, dal grigio a tutti i colori dell’arcobaleno. La vita di Violette non è certo stata una passeggiata, è stata anzi un percorso irto di difficoltà e contrassegnato da tragedie, eppure nel suo modo di approcciare le cose quel che prevale sempre è l’ottimismo e la meraviglia che si prova guardando un fiore o una semplice goccia di rugiada su un filo d’erba.

 

***

 

Ho riflettuto a lungo prima di scrivere la recensione di questo libro che,  a torto o a ragione, è sicuramente uno dei casi editoriali dell’anno. Sicuramente, è  una lettura che mi ha lasciato interdetta, ma non indifferente. In linea di massima, posso anche sbilanciarmi e dire che mi è piaciuto, nonostante i tanti aspetti non mi hanno convinta.

Premetto che le considerazioni che ho tratto, sono comunque al netto di alcuni aspetti che chi conosce un po’ la letteratura francese non può trascurare. Leggendo il romanzo, sicuramente la cosa che si nota per prima è lo stile naif. Personalmente non lo amo molto, ma se consideriamo i grandi autori francesi degli ultimi decenni, notiamo che questo pizzico di lezioso surrealismo è praticamente ubiquitario nella letteratura e nel cinema d’oltralpe (vedi Pennac, Vargas, Barbery, Bussi, Jeunet etc…)

Tra i pregi del romanzo, invece , annovero in primis l’originalità della costruzione e della trama. Ogni capitolo si apre, in modo decisamente sui generis, con l’epitaffio di una tomba, ricreando un’atmosfera in stile Spoon River di grande fascino.

Molto bella e originale anche l’ambientazione, che spazia dal cimitero di provincia di cui la protagonista è la custode, al casello ferroviario in cui i Toussaint vivono da giovani, ai magnifici Calanques di Marsiglia che fanno dai sfondo a momenti felici e a ricordi struggenti.

I personaggi sono a dir poco magnifici. Ognuno di loro è chiuso in una sua bolla. Sono entità che si incrociano, si scontrano, ma che non trovano mai modo e maniera di interagire e  superare la barriera comunicativa che li divide, se non nel finale. Tutti i protagonisti della storia sono soli di fronte al proprio dramma; un dramma che scava dentro di loro una voragine che fagocita tutto.  Grattando la superficie apparentemente piatta che li ricopre, emergono le mille sfumature che l’autrice è riuscita a dare alle sue creature.

Ma veniamo alle note dolenti. Di questo romanzo alcune cose non mi sono proprio piaciute. Innanzitutto, trovo che sia eccessivamente “zuccheroso”: cosa che a mio avviso vanifica ogni tentativo di collocarlo legittimamente nel genere Noir. Questo aspetto viene esacerbato anche da un lessico un po’ “povero”.  In definitiva, mi pare che la Perrin non abbia ancora conseguito piena maturità espressiva.

Altro neo: la costruzione. Troppi salti temporali e troppo caos nell’esposizione. Ci sono dei cambi di ritmo piuttosto schizofrenici: le prime cento pagine sono di una lentezza esasperante, altre invece sono una caduta verticale nell’abisso dei personaggi. Nel complesso, prevale comunque una certa pesantezza nello sviluppo del plot.

Consiglio questo libro a chi ama lo stile poetico e le parole che rimescolano dolorosamente nelle emozioni, nel senso di perdita che tutti prima o poi tutti si trovano ad affrontare.

 

L’AUTRICE

 

 

 

Torna la scrittrice di "Cambiare l'acqua ai fiori" - Donna Moderna

Valérie Perrin è nata il 19 gennaio 1967.

L’incontro con Claude Lelouch nel 2006 ha dato il via alla sua carriera cinematografica come fotografa di scena e poi come co-sceneggiatrice degli ultimi film del regista, ma sono soprattutto i suoi romanzi a renderla nota al grande pubblico.

Nel 2015 esce il suo primo romanzo, Il quaderno dell’amore perduto (Les Oubliés du dimanche), che ha ricevuto 13 premi, tra cui Prix du premier roman de Chambéry 2016, le prix Chronos 2016, le Choix des libraires 2018 ed è stato tradotto in Italia nel 2016 (arrivando nel settembre 2020 al terzo posto della classifica della narrativa straniera grazie al successo del suo successivo libro) e in Germania nel 2017.

Anche il suo secondo romanzo Cambiare l’acqua ai fiori (Changer l’eau des fleurs), pubblicato nel 2018, ha ricevuto diversi premi tra cui il prix Maison de la Presse che premia un’opera scritta in francese per il vasto pubblico; per la giuria è “un romanzo sensibile, un libro che fa passare dalle risate alle lacrime con personaggi divertenti e accattivanti”.

Per Libération Next, nonostante una copertina e un titolo considerati un po’ semplici, “ci lasciamo prendere da questo turbinio di storie che si intersecano, con il cimitero come protagonista, il cui giardino fiorito e rigoglioso significa speranza”. Nel 2019 si classifica al 6º posto nella classifica dei 10 libri più venduti dell’anno per GFK/Weekly Books.

In Italia la traduzione del romanzo è stato un caso editoriale, arrivando dopo oltre un anno al primo posto della classifica generale, con circa 9.000 copie vendute in una settimana e 180.000 copie, a settembre 2020, dall’uscita.

Alle elezioni europee del 2019 si candida con il Parti animaliste.

 

 

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Laura Piva
Mi chiamo Laura Piva ed ho una doppia vita: di giorno faccio la farmacista in paesino del modenese e di sera mi trasformo in una serial reader. Da qualche tempo, la mia passione per la letteratura gialla e noir si è tramutata in un secondo lavoro e ho iniziato a collaborare con molti scrittori italiani nell’organizzazione di serate ed eventi. Da alcuni anni sono la direttrice artistica di Grasparossa Noir, una rassegna patrocinata dal Comune di Castelvetro di Modena che abbina eccellenze enogastronomiche e letterarie del nostro territorio. Sono inoltre autrice di racconti noir. Nel 2018, ho vinto il festival Garfagnana in Giallo-Barga Noir (Sezione racconti inediti) con "Killing Hosni" , pubblicato nell'Antologia Criminale 2018 delle Edizioni Tralerighe. Nel 2019, col racconto "Alone together" sono stata finalista allo stesso concorso e pubblicata nell'Antologia Criminale 2019. Nel 2020 mi sono classificata terza alla prima edizione di Lecce in Giallo.