Editore e collana: Feltrinelli I Narratori

Anno:  2018

Genere: Narrativa

Numero di Pagine: 275

 

 

Sinossi:

Pietro, abruzzese trapiantato a Pavia, dovrebbe studiare per il test di medicina, ma è troppo occupato ad innamorarsi di Anna, la sorella maggiore della sua ex. Davide, detto Golia, ha un futuro quasi assicurato nel mondo del basket, ma incrocia sulla sua strada la disinibita Lucilla che lo allontana dalla retta via. Giustino da grande vorrebbe fare il fumettista, ma la sua mano destra sembra non volerlo assecondare, e il cuore corre dietro a Laura che invece fugge lontano mille miglia. I tre protagonisti di Giaguari invisibili, diciottenni alle prese con l’ultimo anno di liceo e i suoi sconvolgimenti, affrontano un irripetibile momento di passaggio correndo in branco eppure ognuno in fondo perso dentro ai fatti suoi, cercando riparo nell’amicizia che li lega da sempre ma che forse sta già cambiando sotto i loro occhi.

 

Recensione:

Prima regola di un corso di scrittura: mai parlare del corso di scrittura. Seconda regola di un corso di scrittura: scrivi di quello che conosci. Rocco Civitarese senza dubbio conosce: i ragazzi tra i sedici e i diciotto anni (o quanto meno un campione di essi); la biologia; alcune tipologie di femmine; le canzoni di Cocciante (povero diavolo, che pena mi fa. Ma di questo parleremo più avanti); le fasi della viticoltura, scelte come titoli delle parti del libro (SPOILER ALERT: ironica e azzeccata la scelta di intitolare la prima, in cui Pietro scopre di non essere passato al test di medicina, “Potatura”); immagini poetiche ed evocative (una su tutte: la flemmatica e misteriosa dolcezza delle fighe di legno); l’escamotage dell’uso del corsivo tra parentesi per la voce interiore dei protagonisti, che per inciso parlano a turno: ognuno ha i propri capitoli. (Bambini, ora facciamo un gioco! Facciamo che parliamo di Giaguari invisibili senza mai usare le parole: corale, romanzo di formazione o Bildungsroman, esordio, enfant prodige, ritmo, cinematografico, onirico, Ammaniti. Chi se la sente di cominciare?)

Con questi ingredienti, Civitarese mette insieme un romanzo che scorre non veloce, velocissimo. Peccato che Marinetti sia nel regno dei più e non per tutti la velocità sia un valore. Forse, e dico forse, l’effetto è dato dal fatto che la storia inizia e finisce con l’ultimo anno del liceo e un anno di vita di un adolescente è l’equivalente di sette anni per un essere umano: non c’è tempo di fermare questa corsa senza fine che ci sta portando via. Contro questa legge incontrovertibile della biologia, neppure Civitarese, sebbene sia chiaramente un puer senex, può nulla. Probabilmente anche per lui la velocità non è un valore di per sé, ma qualcosa che siamo costretti a subire. Del resto, seppur così giovane, ha già al suo attivo alcuni racconti e almeno tre romanzi nel cassetto non (ancora) pubblicati oltre ai Giaguari. A diciotto anni. Amélie Nothomb, scansati.

Abbiamo alcune teorie a riguardo. Civitarese in realtà ha sessant’anni e un selfie che invecchia al posto suo nel cellulare. Oppure è un Benjamin Button nato in un’altra epoca: quando i ragazzi ascoltavano (e citavano) Cocciante, Battisti, De Gregori, Alan Sorrenti (!!!), Bach, non usavano compulsivamente i social, non picchiavano i professori in classe. Si parla di alcune ere geologiche fa, insomma.

In una buffa intervista sul sito della Feltrinelli Rocco racconta, occhi blu e r moscia (poteva non essere così?), che il titolo del suo romanzo è tratto da una poesia di Wisława Szymborska, Concorso maschile di bellezza (ha avuto la meglio quindi Giaguari invisibili su Cervi a primavera, probabile prima scelta) e ha utilizzato i due termini accostati per rappresentare la doppia natura dei maschi di questa storia: aggressivi, individualisti e famelici da un lato, ma dall’altro atterriti dalla paura di fallire, di scomparire. Senza storia, senza età, eroi di un sogno. Vogliono riuscire, ma si fanno distrarre da innocenti evasioni.
Mentre lo ascoltiamo parlare, e guardiamo il suo viso fresco e il sorriso timido, ce lo immaginiamo in macchina con la mamma e il papà psichiatra magari vagamente somigliante a Nanni Moretti, che cantano in coro, se non proprio Insieme a te non ci sto più, magari che ne so, Figli delle stelle. Manca solo la muta da sub e la bombola e senti già Alan Sorrenti (!!!) lasciare il posto a Brian Eno in sottofondo.

Il maggior pregio del romanzo di Civitarese rimane quello di riportarci agli anni del liceo, ma se siete in preda a una celeste nostalgia, superato l’esame di maturità di Giaguari invisibili lasciate che a raccontarvi “cosa accadde dopo” siano due ragazze davvero speciali: Elif Batuman e Sally Rooney, autrici rispettivamente di L’idiota e Parlarne tra amici, entrambi editi da Einaudi. Le loro protagoniste colte, acute, irrisolte, impegnate, sono appena più grandi dei Giaguari eppure rispetto a loro sono avanti anni luce e mentre aspettano (invano) di essere raggiunte dai loro ex compagni di classe, per ingannare l’attesa leggono Marx, Flaubert, i grandi romanzi russi, Lacan. Tu chiamalo, se vuoi, girl power.

 

L’AUTORE

Rocco Civitarese vive e studia a Pavia, ma le sue origini abruzzesi ricorrono spesso nei suoi testi. È stato semifinalista al Premio Campiello Giovani 2016 con il racconto Bianca spuma. Giaguari invisibili è il suo primo romanzo, edito da Feltrinelli. E ha passato il test d’ingresso alla facoltà di Medicina.

 

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