Traduttore: Stefano Rosatti
Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Genere: Narrativa
Anno edizione:2018
In commercio dal:16 gennaio 2018
Pagine: 188
Jónas ha quarantanove anni e un talento speciale per riparare le cose. La sua vita, però, non è facile da sistemare: ha appena divorziato, la sua ex moglie gli ha rivelato che la loro amatissima figlia in realtà non è sua, e sua madre è smarrita nelle nebbie della demenza. Tutti i suoi punti di riferimento sono svaniti all’improvviso e Jónas non sa piú chi è. Nemmeno il ritrovamento dei suoi diari di gioventú, pieni di appunti su formazioni nuvolose, corpi celesti e corpi di ragazze, lo aiuta: quel giovane che era oggi gli appare come un estraneo, tutta la sua esistenza una menzogna. Comincia a pensare al suicidio, studiando attentamente tutti i possibili sistemi e tutte le variabili, da uomo pratico qual è. Non vuole però che sia sua figlia a trovare il suo corpo, e decide di andare a morire all’estero. La scelta ricade su un paese appena uscito da una terribile guerra civile e ancora disseminato di edifici distrutti e mine antiuomo. Jónas prende una stanza nel remoto Hotel Silence, dove sbarca con un solo cambio di vestiti e la sua irrinunciabile cassetta degli attrezzi. Ma l’incontro con le persone del posto e le loro ferite, in particolare con i due giovanissimi gestori dell’albergo, un fratello e una sorella sopravvissuti alla distruzione, e con il silenzioso bambino di lei, fa slittare il suo progetto giorno dopo giorno…Auður Ólafsdóttir ha scritto il suo romanzo piú bello, il piú essenziale, tenero e ironico. Un libro che è un segno di pace, una stretta di mano laica che ci riavvicina a quanto di umano dentro di noi resiste agli orrori del mondo.
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Questo dell’autrice islandese Audur Ava Olafsdottir è uno dei libri più belli e più intensi che ho letto in vita mia.
La prosa, scorrevolissima e poetica, spogliata di ogni virtuosismo pleonastico, nella sua nudità, porta a galla l’essenza. L’essenza di un uomo ferito dalla vita, che
aggiustando le cose materiali, finisce con l’aggiustare sè stesso.
E questo stile, volutamente scarno e disadorno, fa pendant con l’ambientazione del romanzo, tra i paesaggi freddi e inospitali dell’Islanda e i territori desolati e feriti di un Paese imprecisato, appena uscito da una sanguinosa guerra civile.
Il romanzo, è permeato dal simbolismo e pullula di metafore bellissime. C’è un parallelismo meraviglioso tra lo stato d’animo dei personaggi e le cose materiali: e questo appare lampante quando Jonas, il protagonista, viene a contatto con le persone che hanno vissuto la guerra sulla loro pelle: sono sopravvissute, ma ne portano addosso i segni. Riparare i danni, aiutare, consente al personaggio di riconcigliarsi con la vita. Perchè in fondo, anche alcune traversie della sua esistenza ricordano le dinamiche di una guerra civile.
Il personaggio di Jonas, con  la sua solitudine e il suo dolore, riesce a toccare corde molto profonde nell’animo del lettore, perchè riflette quel malessere esistenziale che tutti, almeno una volte nella vita, hanno provato: la disillusione, l’apatia, l’impotenza davanti a un lutto o a una malattia.
Unico neo di questo meraviglioso libro è la brevità: un finale netto e inaspettato che lascia orfano il lettore troppo presto. Certi libri, personalmente, vorrei che non finissero mai.
L’AUTRICE
Auður Ava Ólafsdóttir è nata a Reykjavík nel 1958. Ha insegnato Storia dell’arte ed è stata direttrice del Museo dell’Università d’Islanda. Per Einaudi ha pubblicato Rosa candida (Supercoralli 2012, Super ET 2014; tradotto in tutti i maggiori paesi europei e negli Stati Uniti), La donna è un’isola (Supercoralli 2013, Super ET 2014), L’eccezione (Supercoralli 2014, Super ET 2015), Il rosso vivo del rabarbaro (Supercoralli 2016) e Hotel Silence (2018).
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Mi chiamo Laura Piva ed ho una doppia vita: di giorno faccio la farmacista in paesino del modenese e di sera mi trasformo in una serial reader. Da qualche tempo, la mia passione per la letteratura gialla e noir si è tramutata in un secondo lavoro e ho iniziato a collaborare con molti scrittori italiani nell’organizzazione di serate ed eventi. Da due anni sono la direttrice artistica di Grasparossa Noir, una rassegna patrocinata dal Comune di Castelvetro di Modena che abbina eccellenze enogastronomiche e letterarie del nostro territorio. Sono inoltre autrice di racconti noir. Nel 2018, ho vinto il festival Garfagnana in Giallo-Barga Noir (Sezione racconti inediti) con "Killing Hosni" , pubblicato nell'Antologia Criminale 2018 delle Edizioni Tralerighe. Nel 2019, col racconto "Alone together" sono stata finalista allo stesso concorso e pubblicata nell'Antologia Criminale 2019.