Traduttore: Isabella Mattazzi
Editore: Voland
Collana: Amazzoni
Anno edizione: 2019
In commercio dal: 21 febbraio 2019
Pagine: 109
Genere: Narrativa
Può una vendetta realizzarsi nell’arco di una vita intera? Dominique conosce Claude sulla terrazza di un caffè il 12 settembre 1970, e da quel giorno la sua vita non sarà più la stessa. Il destino ha fatto incontrare due persone dai nomi epiceni, maschili e femminili insieme, e una coppa di champagne, un flacone di Chanel n° 5 e la promessa di trasferirsi a Parigi bastano a sedurre la giovane donna. Ma con la nascita di Epicéne, la figlia tanto desiderata, qualcosa di oscuro rompe l’idillio… Amélie Nothomb torna con una storia d’amore nero in cui tocca le corde più intime del desiderio, là dove è difficile distinguere l’amore dal suo riflesso malato, e dove vincere o perdere diventano l’unica ragione per cui vale la pena vivere.
Bellissima questa favola a tinte noir dell’autrice francese. Il suo stile unico, fratto di frasi lapidarie e raffinatissimi rimandi, seduce il lettore e lo avvinghia al romanzo. Scorrevole ed essenziale sia nella prosa che nello sviluppo della storia, il libro stupisce per come, con pochi e sapienti tratti, l’autrice riesca a delineare l’essenza dei personaggi. 
Meraviglioso il personaggio di Epicène che domina la scena. Come in “La metafisica dei tubi” ci troviamo di nuovo al cospetto di una protagonista- bambina che non esita a prendere in mano le redini del suo destino e a portare le sue azioni fino alle conseguenze più estreme.
L’Autrice
Scrittrice belga. Figlia di un ambasciatore membro di una delle famiglie più in vista del suo paese ha trascorso l’infanzia in Giappone, per poi trasferirsi in Cina al seguito del padre diplomatico.
I suoi libri hanno ormai conquistato milioni di lettori e fans appassionati. L’esordio a soli ventitré anni con Igiene dell’assassino, cui ha fatto seguito, ogni anno, un romanzo accolto con identico successo.
Laureatasi, decide di ritornare a Tokyo per approfondire la conoscenza della lingua giapponese studiando la «langue tokyoïte des affaires»: assunta come traduttrice in una enorme azienda giapponese, vive un’esperienza durissima che racconta in seguito nel libro Stupore e tremori, che riceverà il Grand Prix du Roman dell’Académie française (1999) e da cui è stato tratto anche un film.
Stabilitasi tra Parigi e Bruxelles, dedica 4 ore al giorno alla scrittura e pubblica, per scelta personale, un libro all’anno.
Ricordiamo Né di Eva né di Adamo, Acido solforico, Causa di forza maggioreIl viaggio d’inverno, Una forma di vita, Barbablù, La nostalgia felice, Petronille .
Il suo editore italiano di riferimento è da sempre Voland.
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Mi chiamo Laura Piva ed ho una doppia vita: di giorno faccio la farmacista in paesino del modenese e di sera mi trasformo in una serial reader. Da qualche tempo, la mia passione per la letteratura gialla e noir si è tramutata in un secondo lavoro e ho iniziato a collaborare con molti scrittori italiani nell’organizzazione di serate ed eventi. Sono inoltre autrice di racconti noir. Nel 2018, ho vinto il festival Garfagnana in Giallo-Barga Noir (Sezione racconti inediti) con "Killing Hosni" , pubblicato nell'Antologia Criminale 2018 delle Edizioni Tralerighe.