Autore: Jo Nesbø
Editore: Einaudi
Pagine: 608
Genere: Thriller
Anno Pubblicazione (Italia): 2006
Il neopromosso Ispettore Harry Hole viene trasferito dall’anticrime di Oslo all’agenzia di Intelligence POT e da qui segue le tracce di un rarissimo fucile di precisione entrato illegalmente in Norvegia.
Le caratteristiche di questo fucile ne fanno l’arma perfetta per un attentato.
Il cecchino, che si fa chiamare Urias, è decisamente anziano ed il suo fine è vendicare un torto fatto alla Nazione durante il secondo conflitto mondiale.

Il primo grande inganno risale al 9 aprile del 1940, quando i nostri presunti leader nazionali scapparono davanti al nemico per salvarsi la pelle: Portarono con sé le riserve auree del Paese per finanziarsi un’esistenza principesca a Londra. Oggi i nemici sono di nuovo qui.

In questo terzo capitolo della saga di Harry Hole, il protagonista conoscerà Rakel, l’amore della sua vita e si troverà a compiere diverse scelte critiche per preservare il loro rapporto. Il libro è, a mio avviso, uno dei più belli di Nesbo e segna un deciso cambio di passo rispetto alle due non entusiasmanti opere precedenti (il pipistrello e Scarafaggi).
La narrazione alterna momenti ambientati nel presente e flashback risalenti alla guerra. Ci viene così data un’idea dell’atteggiamento assunto dalla Norvegia nel secondo conflitto mondiale e di come tale atteggiamento abbia fomentato l’insorgere di gruppi estremisti neonazisti in epoche più recenti.
Possiamo dire che per molti versi, questo romanzo scritto nel 2000 sia stato profetico rispetto agli avvenimenti che 10 anni dopo sono culminati nella strage di Utoya. Lo stile di scrittura è molto accattivante e si susseguono diversi colpi di scena.
Vengono messe in gioco parecchie emozioni dato che le indagini lambiscono gli affetti più cari del protagonista…