Le macchie cutanee rappresentano un inestetismo molto diffuso e molto temuto dalle donne (e non solo).

La pigmentazione della cute è un processo piuttosto complesso, basti pensare  che i geni che coinvolti nel controllo dei parametri che determinano il colorito della pelle sono circa un centinaio. Essi determinano, per esempio, le differenze citologiche morfologiche , quantitative e dimensionali dei melanociti, ovvero, le cellule dello strato basale in cui avviene la sintesi della melanina.

 

La  pigmentazione della cute si attua in due differenti step:

  • il primo, detto melanogenesi, avviene all’interno del melanocita, in un organulo cellulare chiamato melanosoma, che può originare prodotti più o meno ricchi di melanina.
  • il secondo step è invece rappresentato da un processo di trasferimento dei melanosomi nei cheratinociti circostanti. Ogni melanosoma, infatti, distibuisce melanina a ben 36 cheratinociti.

Le differenti pigmentazioni cutanee che si osservano nelle diverse etnie non dipendono dal numero di melanociti, bensì dal numero di melanosomi prodotti, dalle loro dimensioni e dalla loro distribuzione.

Nei caucasici la concentrazione di melanociti è pari a circa il 10% del totale delle cellule basali. Laddove la loro distribuzione è omogenea, il colorito appare uniforme. I problemi insorgono nelle aree in cui queste cellule sono più ravvicinate. Nelle aree più esposte alle radiazioni Uv, la loro concentrazione può anche raddoppiare, determinando ipermelanosi.

Le discromie dovute a ipermelanosi della cute, però, non sono tutte uguali: possono avere diverse cause e diversa localizzazione rispetto alla superficie della cute. Occorre identificare correttamente latipologia di macchia cutanea al fine di mettere in atto approcci più mirati e ottenere risultati più soddisfacenti in termini di schiarimento.

Anche le cause di una discromia possono essere di tipo diverso. Le possiamo dividere in due macrofamiglie:

  • Primarie (imputabili a fattori genetici) 
  • Secondarie (indotte da fattori ambientali)

Tra le cause primarie rientrano anche le anomalie ormonali patologiche o fisiologiche (per esempio quelle scatenate dallo stato di gravidanza o dalla menopausa).

La causa ambientale più comune, come è oramai risaputo, è l’esposizione ai raggi solari. Ma anche lo stress ossidativo indotto dalle sostanze inquinanti presenti nell’ambiente gioca un ruolo importante.

Rientrano in quest’ultima casistica anche le cause iatrogene, ossia, quelle indotte dall’utilizzo di detrminati farmaci (antibiotici e antinfiammatori FANS, soprattutto).

Le macchie possono avere un diverso grado di evoluzione. Quelle in via di sviluppo danno lievi alterazioni del colorito e sono piuttosto facili da trattare. Le macchie ben visibili, invece,si possono schiarire con trattamenti piuttosto energici e costanti nel tempo. Le macchie senili , infine, sono più estese e difficili da trattare e spesso i trattamenti cosmetici non si rivelano risolutivi.

I trattamenti chimici possono essere di due tipi: enzimatici o non enzimatici. Entrambi gli approcci inibiscono la sintesi di melanina e ne accellerano lo smaltimento dai corneociti. L’ideale è utilizzare prodotti che li abbinino entrambi. Buona norma è associare anche un peeling di tipo chimico, che accellera e rende più efficace il processo di schiarimento.

La conditio sine qua non di ogni trattamento è comunque una sola: proteggere la pelle con una fotoprotezione adeguata (SPF 50+), da applicare non solo durante la stagione balneare, ma quasi tutto l’anno.

 

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