Le diverse varietà di ananas oggi coltivate a fini alimentari e officinali appartengono alla famiglia botanica delle Bromeliacee. 

 

Di origine sudamericana e caraibica, l’ananas era coltivato e consumato già da Maya e Atzechi  e, all’epoca di Colombo, veniva chiamato dagli indios col nome di Guaranì.

 

 

 

Gli ananas, tecnicamente, sono infruttescenze. Le foglie  lunghe, lanceolate e con un margine seghettato sono riunite in grandi rosette. L’infiorescenza fuoriesce dal centro della rosetta, i singoli fiori sono compatti su di uno stelo breve e robusto. Ogni fiore ha un proprio sepalo; i sepali diventano carnosi e succosi e si sviluppano nel frutto, coronato da una rosetta di brattee. Una pianta di ananas produce un singolo frutto ogni 18 mesi.

La caratteristica di questo frutto è la polpa di colore giallo, rivestita da una scorza marrone, formata da placchette fuse tra loro. Il frutto (sia nella sua parte edule che nel gambo) contiene un enzima proteolitico: la bromelina.

Si ritiene che la bromelina  combatta il dolore e il gonfiore associati all’infiammazione. Inoltre, sembra che interferisca con la crescita delle cellule tumorali e con la coagulazione del sangue. Per questo la sua assunzione viene proposta per ridurre l’infiammazione, rallentare la coagulazione, prevenire i tumori e combattere l’artrite e altri disturbi reumatici e la colite ulcerosa.

La bromelina, come anticipato, è una sostanza enzimatica che induce una proteolisi, ossia una scissione delle sostanze proteiche in segmenti peptidici di dimensioni più contenute. Questo si traduce in una notevole capacità di facilitare la digestione. Per questo motivo, consumare una fetta di ananas a fine pasto favorisce le attività digestive e diminuisce il rischio di incorrere in gonfiori post-prandiali.

Pur essendo di norma ben tollerabile e sicura, l’assunzione di bromelina non è però del tutto scevra di rischi: potrebbe interferire con quella di alcuni antibiotici, in particolare dell’amoxicillina e delle tetracicline. Inoltre la sua capacità di rallentare la coagulazione del sangue potrebbe portare questo enzima a interferire con l’assunzione di farmaci anticoagulanti e antiaggreganti; per questo la bromelina potrebbe essere sconsigliata in caso di interventi chirurgici programmati. Inoltre non si hanno informazioni sufficienti a certificare la sicurezza della sua assunzione durante la gravidanza e l’allattamento. In caso di dubbi è bene chiedere consiglio al proprio medico.

 

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