Caffeina e sport costituiscono da sempre un binomio molto controverso: non ci sono dubbi sul fatto che la sostanza (ad alte dosi) migliori, e di  molto, le performance atletiche, ma nel contempo è anche molto difficile individuare limiti che fungano da paletto tra integrazione alimentare e doping.

Questa difficoltà dipende in primis dal fatto che esiste una grande variabilità individuale nella risposta alla caffeina. Il caffè, infatti, è una bevanda diffusa e consumata in tutto il mondo e contiene dosi non trascurabili di questa sostanza: in un caffè espresso troviamo dai 60 ai 120 mg di caffeina,  mentre in un caffè americano ce ne sono dai 95 ai 125 mg.

La caffeina, inoltre, induce tolleranza nell’utilizzatore abituale. Chi è avvezzo a consumare molti caffè, in sostanza, metabolizza più velocemente la caffeina e necessita di dosi sempre più ingenti per ottenere gli stessi effetti. Negli assuntori massivi, il fenomeno della tolleranza va di pari passo con quello della dipendenza: l’astinenza da caffeina può provocare una vasta gamma di sintomi (cefalea, letargia, dolori muscolari, irritabilità, depressione etc etc…). La durata della crisi astinenziale varia dalle 12-24 ore fino ai nove giorni nei casi di dipendenza più gravi.

Ma facciamo un passo indietro. Che cos’è la caffeina?

La caffeina è un alcaloide presente nei frutti della pianta del Caffè, nelle noci di Cola, nelle foglie di Yerba Mate e nelle bacche di Guaranà. Appartiene alla famiglia delle catecolammine, che comprende anche la teofillina (presente nelle foglie di  Thé) e la teobromina (proveniente dalle fave di Cacao).

Pianta del Caffé
Noci di Cola
Yerba mate
Guaranà

Le catecolammine sono sostanze psicotrope, e, pertanto, hanno un’azione stimolante sul Sistema Nervoso Centrale. Hanno quindi la capacità di aumentare la lucidità, di migliorare l’attenzione e  i processi cognitivi.

Un’altra importante proprietà di queste sostanze è la capacità di aumentare il metabolismo basale inducendo la lipolisi, ossia il consumo delle riserve di grasso. (Non a caso, la teobromina ricavata dal cioccolato viene inserita anche nella formulazione di molte creme cosmetiche anti-cellulite).

Ma in che modo queste proprietà delle catecolammine favoriscono l’attività sportiva?

I benefici sulle performance, in realtà, sono molteplici.

Innanzitutto, l’azione stimolante della caffeina favorisce la concentrazione e la reattività, cosa molto importante nei cosiddetti sport stop&Go come ad esempio il tennis, il volley, il basket, ma anche in discipline meno dinamiche come il tiro a segno, il tiro con l’arco e il golf.

L’azione lipolitica, invece, mette a disposizione dell’organismo molta energia. La caffeina induce un consumo delle riserve di grasso, risparmiando il glicogeno del muscolo. Questo comporta un minor affaticamento muscolare e una maggiore resistenza alla fatica nei cosiddetti “sport di endurance”, ossia quelli che, come per esempio la corsa, lo sci di fondo, il ciclismo, contemplano uno sforzo fisico piuttosto prolungato.

Il mercato degli integratori alimentari per lo sport offre oramai tantissime soluzioni studiate per le diverse tipologie di sport, in cui la caffeina viene abbinata a diverse sostanze utili per sostenere la performance atletica.

Occorre tuttavia fare molta attenzione a non esagerare con le dosi. Nella pratica sportiva agonistica, complice lo sdoganamento avvenuto negli ultimi anni da parte degli organismi di controllo, le dosi utilizzate negli atleti si stanno alzando progressivamente.

Il fatto che la caffeina non sia più considerata sostanza dopante non dipende tanto dall’assenza di effetti collaterali, quanto piuttosto dalla difficoltà a eseguire controlli fedeli e mirati sugli atleti. Il metabolismo delle catecolamine, infatti, è prevalentemente epatico. Solo una piccola quantità della sostanza ingerita viene eliminata per via renale ed è rintracciabile nelle urine. Inoltre, la percentuale di caffeina riscontrabile nelle urine è estremamente variabile e non fornisce parametri certi sulla quantità assunta.

La caffeina, come tutte le catecolammine, è una sostanza lipofila. Questa sua caratteristica chimica la rende capace di attraversare la barriera emato-encefalica e di produrre rapidamente effetti sul sistema nervoso centrale. La lipofilia della molecola è responsabile anche dell’attraversamento della barriera placentare: occorre quindi prestare molta attenzione in gravidanza e ridurre al minino l’assunzione.

Bisogna anche tener conto dei numerosi e ben noti effetti collaterali (aumento della pressione arteriosa e della frequenza cardiaca, agitazione, aumento della frequenza respiratoria), che non rendono raccomandabile l’uso intensivo della caffeina in chi si trova in particolari condizioni patologiche quali:

  • Ipertensione
  • Aritmie o altre disfunzioni del ritmo cardiaco, cardiopatie
  • Asma
  • Insonnia
  • Patologie psichiatriche

Esiste anche una problematica legata all’interferenza con alcuni farmaci quali:

-Contraccettivi ormonali (che possono amplificare moltissimo la concentrazione ematica della caffeina, evidenziandone gli effetti collaterali)

-Farmaci per il trattamento dll’ipotiroidismo (L’assunzione concomitante di questi farmaci con bevande a base di caffeina  abbassa drasticamente la biodisponibilità della Levotiroxina)

 

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