Traduttore: V. Mantovani
Editore: Einaudi
Genere: Narrativa
Anno edizione: 2001
Pagine: 386 p.
 
Versione Audiobook
Edizione Emons Audiolibri
Anno 2017
Letto da Paolo Pietrobon
La brillante carriera universitaria del professor Coleman Silk, ex preside della facoltà di lettere del College di Athena, s’interrompe bruscamente il giorno in cui, per indicare due studenti mai visti a lezione, usa la parola “spooks” (spettri), desueto termine spregiativo usato anche per designare le persone di colore. Il caso vuole che i due studenti assenteisti siano proprio neri e, nell’ateneo si scatena un putiferio. Accusato ingiustamente di razzismo, Silk si dimette dal suo incarico in aperta polemica con i vertici dell’università. Dopo la morte improvvisa della moglie Iris, solo, amareggiato e arrabbiato, intreccia un’intensa relazione amorosa con Faunia, giovane inserviente analfabeta del campus di Athena, e inizia a raccontare la sua verità allo scrittore Nathan Zuckerman.  Ma Zuckerman, indagando su Coleman Silk, porterà alla luce un segreto davvero scottante sulle origini del professore.
” (…) noi lasciamo una macchia, lasciamo la nostra impronta. Impurità, crudeltà, abuso, errore, escremento, seme: non c’è altro mezzo per essere qui”.
Questo capolavoro di Philip Roth è una critica spietata al perbenismo americano, all’ipocrisia e al concetto del “politically correct”. Scritto alla fine degli anni ’90, il romanzo contiene molto riferimenti caustici a diversi periodi della recente storia americana ed in particolare, al cosiddetto Sexgate, lo scandalo politico-sessuale che, proprio in quegli anni, rischiò di travolgere il presidente Clinton durante il suo secondo mandato alla Casa Bianca.
Nel romanzo, Philip Roth usa come voce narrante quella dello scrittore Nathan Zuckerman, suo alter ego letterario. Come nel caso di Pastorale Americana, altro capolavoro dell’autore, il protagonista – in questo caso Coleman Silk – affida la sua storia a Zuckerman, che scandaglia i recessi più oscuri della vita e dell’animo del personaggio, scoprendo segreti inconfessabili.
La psicanalisi entra prepotentemente nel romanzo grattando via la patina superficiale, svelando tutte le complesse sfumature dei personaggi e portando alla luce verità scomode. Nessuno è come appare. Tutti i personaggi principali hanno un lato oscuro, e sono diventati ciò che sono perché vittime di ingiustizie sociali. Ma la verità non dà certezze, anzi, spalanca nuovi e inquietanti interrogativi.
E, alla fine del romanzo, pur sapendo oramai tutta la verità su di lui, vi sorprenderete a chiedervi: ma chi era veramente Coleman Silk?
La macchia umana è un libro meraviglioso. Un capolavoro indiscutibile di stile e contenuti.  Offre moltissimi spunti di riflessione e lascia un segno indelebile nel lettore.
Consiglio caldamente la versione audiolibro  del romanzo (edito da Emons), letto dal bravissimo Paolo Pierobon.
L’AUTORE
Philip Roth (1933-2018)  è nato a Newark, nel New Jersey, figlio di immigrati galiziani di origine ebraica. Si è laureato alla Bucknell University, e ha preso il master alla Chicago University, in letteratura anglosassone. Si è dedicato poi brevemente all’insegnamento, tenendo dei corsi di scrittura creativa e storia della letteratura alle università di Iowa e a Princeton. Ha poi insegnato lettera-tura comparata all’Università della Pennsylvania fino al 1991, quando ha deciso di dedicarsi a tempo pieno al solo esercizio della scrittura. È uno dei più noti e premiati scrittori statunitensi della sua generazione, considerato tra i più importanti romanzieri ebrei di lingua inglese. È conosciuto in particolare per il racconto lungo Goodbye, Columbus, poi unito ad altri 5 più brevi in volume (premiato con il National Book Award), ma è diventato famoso con Lamento di Portnoy, da alcuni considerato scandaloso..
I suoi romanzi tendono a essere autobiografici, con la creazione di alter ego (il più famoso dei quali è Nathan Zuckerman, che appare in diverse opere), personaggi che portano il suo vero nome e persino personaggi che si chiamano Philip Roth ma non sono lui (come in Operazione Shylock), ma anche con ritratti famigliari e di quartiere che diventano fortemente esemplari dell’umanità della zona (la periferia a ovest di New York e soprattutto Newark) e dell’epoca, tanto da farne un’identità insieme personale e collettiva. Il 10 novembre 2012, all’età di 79 anni, Roth ha annunciato pubblicamente in un’intervista alla rivista francese Les Inrockuptibles il suo addio alla letteratura, usando questa metafora: «Alla fine della sua vita il pugile Joe Louis disse: “Ho fatto del mio meglio con i mezzi a mia disposizione”. È esattamente quello che direi oggi del mio lavoro. Ho deciso che ho chiuso con la narrativa. Non voglio leggerla, non voglio scriverla, e non voglio nemmeno parlarne».

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