L’asparago (Asparagus officinalis) è un ortaggio tipicamente primaverile (mese di aprile) che appartiene alla famiglia delle Gigliacee, ma differisce molto dalle altre piante che la costituiscono (come aglio, cipolla e porro), sia per il sapore che per la forma. Molto considerato e osannato nell’alimentazione, sin da 2000 anni fa, è assai valorizzato nella cucina dei ristoranti perché reputato cibo di lusso, molto costoso e anche facile da preparare. In realtà è assai povero di principi nutritivi. Peraltro si può mangiare poco della pianta: solo una piccola parte del turione (il fusto), perché la base è molto fibrosa.

Tanto fosforo, sali minerali e vitamine

La varietà coltivata nei campi o in serra è piuttosto ricca di fosforo (65 mg), ferro (1 mg), manganese, fibre (2,1 g), zuccheri (3 g), proteine (3 g) ed anche vitamine, quali la B1 (0,27 mg) e la B2 (0,25 mg), la C (24 mg), la A (13 mcg), la E (3,7 mg) e la PP (0,9 mg); inoltre contiene una saponina, oltre alla coniferina, la mannite e l’asparagina, principio, quest’ultimo, che conferisce un caratteristico odore alle urine. La specie spontanea Asparagina (Asparagus Acutifolius) e quella selvatica dell’asparago di bosco, entrambe con turioni più verdi, lunghi, esili e flessibili, sono più ricche di principi e vitamine, oltre a risultare più saporite e gustose: l’asparago selvatico presenta più vitamina A (155 mcg) ed anche più zuccheri, che salgono a 4 g, e proteine, ben 4,6 g.

Stimola la diuresi, aiuta contro il diabete e l’osteoporosi

Per quanto riguarda i benefici che apporta alla nostra salute, risulta diuretico, ma per stimolazione diretta dei reni – prezioso dunque contro la ritenzione idrica – e aiuta a drenare il fegato, a ridurre la glucosuria nei diabetici e gli ingrossamenti della milza. Essendo ricco di sali minerali e di ossalati, è indicato anche per chi soffre di demineralizzazione e osteoporosi e, per la presenza di acido aspartico, stimola la contrattilità di tutti i tessuti, anche muscolari.

Le controindicazioni dell’asparago

Però contiene 24 mg/100 g di purine, sostanze tossiche analoghe all’acido urico, e anche un po’ di acido ossalico, potendo così causare danni a chi soffre di patologie renali e del ricambio. L’asparagina in esso contenuta (nella parte più giovane della pianta) irrita il parenchima renale e il fegato, per cui lo si consiglia sì come diuretico, ma negli edemi non renali, e solo se non ci sono infiammazioni nefritiche e delle vie biliari (a maggior ragione in presenza di calcoli). Dunque l’asparago non deve essere demonizzato, ma va consumato con attenzione: lo assolutamente da evitare il consumo da parte di soggetti allergici, di chi è malato di gotta, litiasi urinaria, cistite, artritismo e reumatismo articolare e delle donne in gravidanza, perché può causare contrazioni.

Crudo per sfruttare tutte le proprietà e digerirlo meglio

L’asparago ha un sapore amarognolo gradevole e andrebbe consumato crudo, tagliuzzandolo negli antipasti o in insalata, soprattutto se difetta la funzionalità dei reni o del fegato. Risulta spesso indigesto, ma a causa dei condimenti o altri alimenti con cui lo si accompagna: non lo si deve perciò mai condire con burro o mangiarlo assieme a formaggi o uova, ma solo con limone e olio, per fruire appieno delle sue proprietà benefiche e favorirne la digestione.

Fonte: www.ludovicafedi.it/asparago

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Mi chiamo Laura Piva ed ho una doppia vita: di giorno faccio la farmacista in paesino del modenese e di sera mi trasformo in una serial reader. Da qualche tempo, la mia passione per la letteratura gialla e noir si è tramutata in un secondo lavoro ed ho iniziato a collaborare con molti scrittori italiani nell’organizzazione di serate ed eventi.