Traduttore: Vincenzo Mantovani
Editore: Einaudi
Collana: Super ET
Anno edizione:2015
Prima pubblicazione: 1979
Formato:Tascabile
In commercio dal:21 aprile 2015
Pagine: 146
All’età di ventitré anni, con quattro racconti pubblicati e una piccola recensione sulla “Saturday Review”, Nathan Zuckerman va a bussare alla porta del suo padre spirituale, lo scrittore Lonoff. L’uomo vive in quasi totale reclusione sulle colline del New England con la moglie Hope e una misteriosa ragazza, Amy Bellette, una sopravvissuta all’Olocausto. Zuckerman vuole da lui un’approvazione, anzi qualcosa che somiglia ad una assoluzione. Vuole sedersi ai suoi piedi e bere la sapienza di un vero letterato. Di chi ha votato all’arte ogni frammento della vita. Lonoff è un grande scrittore o, come egli stesso sostiene, è famoso per puro caso?
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The Ghost Writer , pur non essendo un libro di levatura eccezionale nella produzione immensa del geniale Philip Roth, è sicuramente una pietra miliare.
Rappresenta, infatti una svolta narrativa. E’ sotto l’insegna di questo titolo che fa la sua comparsa Nathan Zuckerman, alter ego letterario del grande autore americano, che comparirà in veste di personaggio e narratore  anche in altri e più fortunati romanzi, come per esempio i capolavori La macchia umana e Pastorale Americana.
Zuckerman è un giovane scrittore di famiglia ebraica. Spregiudicato, libertino e di costumi non esattaemente ortodossi, vive in modo doloroso il gap culturale con gli ebrei della generazione precedente.
In questa sua fase giovanile, vive come se la sua famiglia d’origine volesse tarpargli le ali, impedendogli di raccontare aneddoti non propriamente lusinghieri sulla loro razza.
Siamo alla fine degli anni 70, la Guerra e l’Olocausto sono ancora una ferita molto fresca, e gli Stati Uniti sono pieni di profughi scampati all’orrore dei campi di concentramento.  L’integrazione, anche nella civilizzata America, stenta a realizzarsi.
Lonoff, scrittore affermato e idolo di Nathan, è un riferimento ebraico alternativo per il giovane autore. Ma alla prova dei fatti, a tu per tu, la realtà sgretola le grandi aspettative del giovane e Nathan perde interesse.
C’è un’altra figura che capitalizza l’interesse del giovane Zuckerman: la bella Amy Bellette, inquietante studentessa, profuga in fuga dall’Europa e scampata all’orrore del lager, che intrattiene una relazione sentimentale con Lonoff. A intrigarlo, non è solo lo strano fascino di Amy, ma anche la catena di  analogie che la legano ad Anna Frank. Una Anna Frank sopravvissuta all’Olocausto e diventata – suo malgrado- un’icona e che, come Nathan, sembra fuggire da un passato famigliare in cui l’ebraismo rappresenta un peso troppo ingombrante da portare.
L’AUTORE
Libri di Philip Roth
Philip Roth (Newark 1933 – Manhattan 2018) è stato uno scrittore statunitense. Figlio di ebrei piccolo-borghesi rigorosamente osservanti, ha fatto oggetto della sua narrativa la condizione ebraica, proiettata nel contesto urbano dell’America dell’opulenza. I suoi personaggi appaiono vanamente tesi a liberarsi delle memorie etniche e familiari per immergersi nell’oblio dell’attualità americana: di qui la violenta carica comica, ironica o grottesca, che investe anche le loro angosce.
Dopo un primo, felice romanzo breve, Addio, Columbus (1959), e i meno incisivi Lasciarsi andare (1962) e Quando Lucy era buona (1967), Roth ha ottenuto la celebrità con Lamento di Portnoy (1969).
Dopo Il grande romanzo americano (1973, riedito in Italia da Einaudi nel 2014), attacco al mito del baseball, in Professore di desiderio (1978) e Lo scrittore fantasma (1979) Roth è tornato al tema dell’erotismo.
Con Pastorale americana (1997, con cui vince il Premio Pulitzer), Ho sposato un comunista (1998) e Il complotto contro l’America (2004), romanzi che hanno suscitato accesi dibattiti, Roth passa dall’allegoria alla cronaca letteraria della storia nazionale. L’animale morente (2001) – in cui torna Kepesh, protagonista di Professore di desiderio –, La macchia umana (2000, trasposto in film da Benton nel 2003) e Everyman (2007) sono riflessioni più intimiste che, attraverso l’osservazione del corpo e del suo implacabile deterioramento, svolgono la metafora dell’ineluttibilità del destino e dello scorrere rapido del tempo.
Tra i suoi ultimi libri: Il fantasma esce di scena (2007), Indignazione (2008), L’umiliazione (2009), La controvita (2010), Nemesi (2011), La mia vita di uomo (1974; nuova traduzione Einaudi 2011).
Lo stesso Einaudi (il suo editore di riferimento italiano) ha pubblicato anche I fatti. Autobiografia di un romanziere (2013).
Philip Roth è stato tra i favoriti per l’assegnazione del Nobel per la Letteratura.

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Laura Piva
Mi chiamo Laura Piva ed ho una doppia vita: di giorno faccio la farmacista in paesino del modenese e di sera mi trasformo in una serial reader. Da qualche tempo, la mia passione per la letteratura gialla e noir si è tramutata in un secondo lavoro e ho iniziato a collaborare con molti scrittori italiani nell’organizzazione di serate ed eventi. Da alcuni anni sono la direttrice artistica di Grasparossa Noir, una rassegna patrocinata dal Comune di Castelvetro di Modena che abbina eccellenze enogastronomiche e letterarie del nostro territorio. Sono inoltre autrice di racconti noir. Nel 2018, ho vinto il festival Garfagnana in Giallo-Barga Noir (Sezione racconti inediti) con "Killing Hosni" , pubblicato nell'Antologia Criminale 2018 delle Edizioni Tralerighe. Nel 2019, col racconto "Alone together" sono stata finalista allo stesso concorso e pubblicata nell'Antologia Criminale 2019. Nel 2020 mi sono classificata terza alla prima edizione di Lecce in Giallo.