Editore: Frassinelli

Collana:Frassinelli narrativa italiana

Anno edizione: 2015

In commercio dal: 25 agosto 2015

Genere: Narrativa

Pagine: 317 

Un “viaggio al termine della notte” nell’Italia degli ultimi trent’anni.

La storia per Valerio Varesi è una passione necessaria, che innerva ogni sua pagina. Dandole un senso fatto di perdite e ricerca, memoria, indagine, impegno civile. – La Repubblica

Valerio Varesi sfrutta le sue grandissime capacità di narratore per costruire una accurata e spietata ricostruzione del passato italiano. – The Independent

Domenico Nanni è un uomo che sta facendo i conti con se stesso. A sessant’anni, si guarda indietro e quello che vede è l’immagine di chi non si è fatto scrupoli ad arraffare tutto ciò che poteva, senza nulla in cui credere se non successo, potere, denaro.
Presto orfano di padre, cresciuto da una madre che ha sgobbato per potergli garantire un’istruzione, negli anni Sessanta, Domenico sposa gli ideali rivoluzionari, forse più per il desiderio di essere come gli altri che per convinzione. Giornalista di nera a l’Avvenire, per un po’ se ne sta a guardare, ma ben presto inizia a cedere alle lusinghe di chi ha capito che non si vince più con le idee ma con la prepotenza. Con gli anni Ottanta inizia il gran ballo, e molti pensano a riempirsi la pancia, con buona pace di sogni e utopie. Nanni è uno di quelli. Con l’ascesa del Partito Socialista e la vittoria di una politica del bengodi, salta sul carro del vincitore. Si sporca le mani con la politica, l’industria, la finanza, e così attraversa gli ultimi quarant’anni della storia italiana. E la sua parabola diventa metafora di quella del nostro Paese. Fino a uno sconvolgente rigurgito di coscienza che regala al lettore uno sguardo affilato e spietato su una Grande Bellezza che ci ha lasciati con un gran carico di immondizia.

***

Ogni volta che apro un romanzo di Valerio Varesi rimango un pochino disorientata dal contrasto tra l’aspetto pacato e ascetico dell’autore, che ho avuto il piacere di conoscere in alcuni eventi che ho organizzato, e la sua penna affilatissima. Poi, in una seconda fase, entro in una sorta di estasi indotta da quella sua prosa fluida e perfetta, fatta di lemmi magnificamente ricercati, ma mai leziosi, e da un uso sapiente delle figure retoriche.

Valerio Varesi, è un autore eclettico. Ha spaziato – con successo, cosa non da tutti – in diversi generi letterari, creando personaggi indimenticabili. Primo fra tutti, il Commissario Soneri, ispiratore della serie Tv Nebbie e delitti che qualche anno fa ha tenuto banco sulle reti Rai e dove, a vestire i panni del protagonista, era l’attore Luca Barbareschi. Personalmente, pur amando molto tutte le declinazioni del genere Crime, dello scrittore emiliano amo soprattutto i romanzi come questo, che restituiscono un affresco preciso e spietato del Belpaese e della su Storia recente.

Lo Stato di ebbrezza è l’ultimo capitolo di una trilogia di romanzi che ripercorre il dopoguerra italiano. I volumi, oltre che singolarmente, sono disponibili anche in un’edizione che li raccoglie tutti e tre (Trilogia di una Repubblica: La sentenza – Il rivoluzionario – Lo stato di ebbrezza. Ed. Frassinelli) .

Il romanzo poggia sulla base di un’analisi storica lucidissima di un periodo non ancora del tutto metabolizzato e sedimentato, quello che va dagli anni anni’ 70 ai primi anni del nuovo millennio. In primo piano ci sono gli anni ’80. Anni esagerati, in tutto. Anni in cui si ostenta e si millanta e in cui sobrietà sembra oramai bandita, anche – e soprattutto- in politica. Il comunismo vive un momento di smarrimento totale: scompaiono falce e martello, muore il PC. Dalle ceneri del Partito Comunista Italiano nasce una sinistra in crisi di identità, che fatica persino a trovare un nuovo nome e un leader credibile. E nella disgregazione degli ideali di sinistra, i socialisti rappresentano la scheggia impazzita, che seduce e attrae le masse con le sue lusinghe. Si apre la stagione della corruzione, senza più limiti ne vergogna. Nel mondo dell’economia tutto si gioca su rapporti clientelari e connivenze. E la TV, che in quegli anni si trasforma in un caravanserraglio di nani e ballerine, diventa lo specchio di questa realtà sociopolitica distorta. La messinscena quotidiana di un ostentato benessere è orchestrata da orde di pubblicitari e P.R., come il protagonista, Domenico Nanni, che smessi i panni del giornalista, anche se non a cuor leggero, decide di cavalcare l’onda filo-Craxista. Piovono soldi in quegli anni su quelli come lui che hanno deciso di appuntarsi il garofano all’occhiello. Ma Nanni si sentirà sempre a disagio in quest’ambiente e, messo alle strette, finirà col diventare una Gola Profonda della prima ora nell’era di Mani Pulite.

Il personaggio principale, Domenico Nanni, vive una parabola vertiginosa all’interno del romanzo. La sua traiettoria vitale, in fondo, segue quella della sua parte politica, anche se sempre da una certa distanza intellettuale. Perchè il suo dramma esistenziale è proprio dovuto al mancato senso di appartenenza. C’è un senso di disagio molto forte che emerge dalle pagine e che permea ogni momento della narrazione.

Di questo libro ho amato moltissimo l’ambientazione che mi riporta alla Bologna della mia infanzia e a luoghi che sono familiari. Sono scattati tantissimi dèja-vu leggendo Lo stato di Ebbrezza. E molti di questi mi hanno aiutato a capire, inquadrandoli nel contesto generale, molti eventi e situazioni vissute anche dalla mia famiglia, seppur inquadrati da una diversa parentesi politica.

L’AUTORE

Valerio Varesi, nato a Torino nel 1959, vive a Parma e lavora nella redazione de «La Repubblica» di Bologna. Romanziere eclettico, è il creatore del commissario Soneri, protagonista dei polizieschi che hanno ispirato le tre serie televisive Nebbie e delitti con Luca Barbareschi. I romanzi del commissario Soneri sono stati tradotti in tutto il mondo.
Varesi ha inoltre pubblicato per Frassinelli La presenza e Il rivoluzionario, con cui ha iniziato una propria personale ricognizione della Storia. Lo stato di ebbrezza conclude questo percorso, arrivando fino ai giorni nostri. Nel 2017 l’editore li riunisce in un unico volume.

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Laura Piva
Mi chiamo Laura Piva ed ho una doppia vita: di giorno faccio la farmacista in paesino del modenese e di sera mi trasformo in una serial reader. Da qualche tempo, la mia passione per la letteratura gialla e noir si è tramutata in un secondo lavoro e ho iniziato a collaborare con molti scrittori italiani nell’organizzazione di serate ed eventi. Da alcuni anni sono la direttrice artistica di Grasparossa Noir, una rassegna patrocinata dal Comune di Castelvetro di Modena che abbina eccellenze enogastronomiche e letterarie del nostro territorio. Sono inoltre autrice di racconti noir. Nel 2018, ho vinto il festival Garfagnana in Giallo-Barga Noir (Sezione racconti inediti) con "Killing Hosni" , pubblicato nell'Antologia Criminale 2018 delle Edizioni Tralerighe. Nel 2019, col racconto "Alone together" sono stata finalista allo stesso concorso e pubblicata nell'Antologia Criminale 2019. Nel 2020 mi sono classificata terza alla prima edizione di Lecce in Giallo.