VERSIONE CARTACEA/ E-BOOK

Traduttore: G. Arborio Mella
Editore: Adelphi
Collana: Gli Adelphi
Edizione: 16
Anno edizione: 1996
Formato: Tascabile
In commercio dal: 30 ottobre 1996
(PUBBLICATO NEGLI USA NEL 1955)
Pagine: 395 
Genere: Narrativa/Erotico
Il professor Humbert Humbert, uomo maturo con un’insana ossessione erotica per le “ninfette”, si innamora perdutamente della dodicenne Dolores Haze -detta Lolita- e, pur di non rinunciare a lei, arriva persino a sposarne la madre. Morta la donna, vengono meno tutti i suoi freni inibitori, e inizia così un lungo viaggio “on the road” per la remota e squallida provincia Americana, che farà da sfondo alla  passione proibita tra i due improbabili amanti.
***
Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia. Lo-li-ta: la punta della lingua compie un percorso di tre passi sul palato per battere, al terzo, contro i denti. Lo. Li. Ta.
Era Lo, semplicemente Lo al mattino, ritta nel suo metro e quarantasette con un calzino solo. Era Lola in pantaloni. Era Dolly a scuola. Era Dolores sulla linea tratteggiata dei documenti. Ma tra le mie braccia era sempre Lolita.
***
Ho dovuto lottare diversi anni contro la repulsione verso il tema trattato prima di arrivare a leggere -finalmente- questo libro che, a dispetto di alcune pagine veramente pesanti da digerire, è comunque un capolavoro assoluto di forma e sostanza.
Lolita è un libro senza tempo. Uscito nel lontano 1955, è ancora attualissimo, accattivante, a tratti persino divertente. Grazie allo stile raffinato e sornione, all’ironia pungente, alle citazioni colte che strizzano l’occhio alla psicoanalisi e alla letteratura, avvince il lettore nelle sue spire e lo porta con sé alla ricerca dell’origine dell’ossessione erotica del protagonista.
Humbert Humbert, personaggio principale e voce narrante dell’opera,  dal buio della sua cella di un carcere statunitense, ci offre, in forma di memoria difensiva, una lucidissima analisi della sua situazione, della sua vita e della deriva autodistruttiva che ha travolto tutti coloro che lo circondavano. E in questo romanzo fiume, il patrigno-amante mostra al lettore tutto ciò che è venuto prima, durante e dopo il periodo di passione fatale con Lolita, portandolo nel suo è un universo fatto di pulsioni incontrollabili e emozioni laceranti.
Croce e delizia. Premio e condanna. Perversione e depravazione senza più controllo, rendono Humbert Humbert schiavo. Lolita, la dodicenne -non troppo innocente- , da vittima diventa carnefice, in uno spiazzante scambio di ruoli.
Lolita è un libro che lascia il segno, e lo fa con la sua ironia raffinata,  con le sue pagine più lascive, descrivendo la deriva del trasporto amoroso che conduce in fondo al baratro, dove la depravazione segna il punto di non ritorno. Pedofilia, incesto, omicidio… nulla viene risparmiato al lettore: ma se si riesce a scalfire la patina superficiale, viene  alla luce il genio assoluto di questo grande autore, che ha saputo rompere gli schemi della narrativa del secolo scorso. 
Bellissima la versione audiolibro edita da Emons, dove a dar voce al satiro Humbert Humbert è l’attore Marco Baliani. Ottima l’interpretazione del testo (peccato solo per qualche incertezza sulla pronuncia dei molti brani in francese.)

 

VERSIONE AUDIOLIBRO 

EDIZIONI EMONS

Regia Flavia Gentili

Durata 12h 20m

Versione integrale

Traduzione Giulia Arborio Mella

Pubblicazione 25 febbraio 2015

L’AUTORE

Vladimir Vladimirovic Nabokov nacque da una famiglia della vecchia nobiltà russa che, dopo la rivoluzione del 1917, emigrò in Occidente. Completati gli studi a Cambridge, visse in Inghilterra, Francia e Germania, acquistando, con i suoi primi scritti in russo, sotto lo pseudonimo di «Sirin», vasta notorietà nell’ambiente dei suoi compatrioti emigrati. Nel 1940 si trasferì negli Stati Uniti, dei quali cinque anni dopo prese la cittadinanza. Da allora scrisse in inglese e tradusse in questa lingua alcune delle sue opere precedenti. Per undici anni insegnò Letteratura Russa alla Cornell University di Ithaca; negli ultimi anni visse in Svizzera, a Montreux, alternando l’attività letteraria alle sue appassionate ricerche di entomologo.
Preceduto da un esordio poetico, con liriche di stampo simbolista, nel 1926 uscì il suo primo romanzo, Masenka, cui seguirono: Re, donna, fante (1928), una parodia del romanzo tradizionale; La difesa (1929), una storia di scacchi, argomento prediletto da Nabokov per la sua carica metaforica; L’occhio (1930), vicenda quasi pirandelliana di un russo emigrato a Berlino; Camera oscura (1932), sulla falsariga di un poliziesco; l’enigmatico Gloria (1933); Invito a una decapitazione (1935), racconto di sapore kafkiano. Queste opere rivelano l’altissimo livello dell’«ibrido» culturale di Nabokov, che riesce a fondere temi e modi della letteratura russa (lo sdoppiamento esistenziale dostoevskiano, il grottesco gogoliano) con la raffinata consapevolezza dei mutamenti che, tra le due guerre, stavano rivoluzionando le forme e l’idea stessa del romanzo.
Il passaggio alla lingua inglese provocò un ulteriore approfondimento dell’intensa ricerca formale già in atto, così come il contatto con una diversa realtà sociale offrì nuove occasioni e verifiche al tema di fondo della narrativa di Nabokov: la frammentazione dell’identità individuale nella società contemporanea. Nacquero così La vera vita di Sebastian Knight (The real life of Sebastian Knight, 1941) e I bastardi (Bend Sinister, 1949); poi i romanzi di vita americana, primo fra tutti Lolita, che, pubblicato nel 1955 dall’Olympia Press di Parigi, rivelò improvvisamente a un pubblico mondiale il nome di Nabokov. Il romanzo, intriso di sperimentalismo «europeo», offriva nello stesso tempo una straordinaria immagine «interna» dell’America, con i suoi miti e con le sue ossessioni (soprattutto il sesso). Notevole fu la sua influenza sugli stessi narratori americani della nuova generazione (in particolare John Barth). Seguì Fuoco pallido (Pale fire, 1962), che tornando all’ambiente, già ironicamente esplorato in Pnin (1957), dei colleges americani (una realtà apparentemente decorosa ed efficiente, ma sotterraneamente ambigua e violenta), fornisce forse la prova più matura della maestria formale di Nabokov: dal tessuto lessicale alla stessa struttura narrativa che, muovendo da una duplice invenzione (un poema alla Pope e il suo dotto, tortuoso commentario), si scompone in un infinito gioco di specchi, allusione alla non-identità dell’arte e del suo artefice. Ada (Ada or ardor: A family chronicle, 1969) offre una sintesi suggestiva dell’arte di Nabokov. In questo romanzo tornano, stravolti da una scrittura ironicamente senile, le sue monomanie tematiche: la duplicità ambigua del reale, la passione del gioco, del puzzle, l’ossessione del sesso, qui spinto fino all’estremo narcisistico dell’incesto. Tra i racconti di Nabokov vanno citati quelli raccolti in La dozzina di Nabokov (Nabokov’s dozen, 1958) e in Quartetto di Nabokov (Nabokov’s quartet, 1967); tra i romanzi più tardi Cose trasparenti (Transparent things, 1973) e Guarda gli arlecchini! (Look at the arlequins, 1974). Parla, ricordo (Speak, memory, 1967), elogio della funzione preservatrice della memoria, è la ricerca autobiografica del passato russo cancellato dalla storia. Eccellente critico di letteratura russa, Nabokov è autore di uno splendido studio su Nikolaj Gogol’ (1944) e di una traduzione inglese, commentata, dell’Evgenij Onegin di Puskin. Altri saggi su scrittori europei dell’Ottocento e del Novecento sono stati raccolti postumi in Lezioni di letteratura (1980).
In Italia le sue opere appaiono presso Adelphi.

(dall’Enciclopedia della Letteratura Garzanti)