Traduttore: P. Galeone
Editore: Voland
Collana: Amazzoni
Genere: Narrativa
Anno edizione: 2002
In commercio dal: 1 gennaio 2002
Pagine: 128
Il libro è un’autobiografia scanzonata e irriverente dei primissimi anni di vita della scrittrice. La scoperta del gusto, del peccato, della potenza e della fascinazione della parola impegnano il tubo-Amélie, apparentemente inerte. In una compulsione di pensieri e metafore l’autrice consegna al Dubbio di tutti i tempi, del nostro tempo, una sola formula corrosiva che condensa irrequietezza e catarsi: “Vivere è rifiutare. Chi accetta ogni cosa non è più vivo dell’orifizio del lavandino”.
Geniale, come tutti i romanzi di questa istrionica autrice belga.
Che altro dire di questa piccola chicca che ci mostra una cartolina d’epoca del Giappone di qualche decennio fa, filtrata dal punto di vista di una bambina occidentale di tre anni?
Filosofico, intenso, e intriso di ironia pungente, questo libro bizzarro conduce il lettore in un viaggio sorprendente nel punto esatto in cui si incontrano due culture lontanissime. E il trait-d’union tra questi due mondi è proprio la scrittrice: nessun altro avrebbe potuto scrivere in modo sensato un romanzo del genere. Amélie Nothomb, con la sua vita da romanzo sospesa tra Asia ed Europa, ha un vissuto tale da permettersi di scrivere – in modo assolutamente verosimile – di argomenti impraticabili per qualsiasi altro autore.
Metafisica dei tubi, a dispetto di un inizio po’ ostico, è un romanzo divertente e intrigante. Lo stile, asciutto e diretto, è impattante e scorrevole. Tolta quella patina di apparente leggerezza,il libro arriva a toccare anche corde molto delicate.
L’Autrice
Scrittrice belga. Figlia di un ambasciatore membro di una delle famiglie più in vista del suo paese ha trascorso l’infanzia in Giappone, per poi trasferirsi in Cina al seguito del padre diplomatico.
I suoi libri hanno ormai conquistato milioni di lettori e fans appassionati. L’esordio a soli ventitré anni con Igiene dell’assassino, cui ha fatto seguito, ogni anno, un romanzo accolto con identico successo.
Laureatasi, decide di ritornare a Tokyo per approfondire la conoscenza della lingua giapponese studiando la «langue tokyoïte des affaires»: assunta come traduttrice in una enorme azienda giapponese, vive un’esperienza durissima che racconta in seguito nel libro Stupore e tremori, che riceverà il Grand Prix du Roman dell’Académie française (1999) e da cui è stato tratto anche un film.
Stabilitasi tra Parigi e Bruxelles, dedica 4 ore al giorno alla scrittura e pubblica, per scelta personale, un libro all’anno.
Ricordiamo Né di Eva né di Adamo, Acido solforico, Causa di forza maggioreIl viaggio d’inverno, Una forma di vita, Barbablù, La nostalgia felice, Petronille .
Il suo editore italiano di riferimento è da sempre Voland.
CONDIVIDI
Articolo precedenteNERO A MILANO – ROMANO DE MARCO
Prossimo articoloAZRAEL – PIERLUIGI PORAZZI
Mi chiamo Laura Piva ed ho una doppia vita: di giorno faccio la farmacista in paesino del modenese e di sera mi trasformo in una serial reader. Da qualche tempo, la mia passione per la letteratura gialla e noir si è tramutata in un secondo lavoro e ho iniziato a collaborare con molti scrittori italiani nell’organizzazione di serate ed eventi. Sono inoltre autrice di racconti noir. Nel 2018, ho vinto il festival Garfagnana in Giallo-Barga Noir (Sezione racconti inediti) con "Killing Hosni" , pubblicato nell'Antologia Criminale 2018 delle Edizioni Tralerighe.