Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Anno: 2017
Genere: Narrativa – Thriller
Traduzione di: Susanna Basso
Pagine: 173
Trudy è incinta e tra una manciata di giorni darà alla luce suo figlio. Ma accanto a lei, in questa attesa, non c’è suo marito, il romantico poeta ed editore squattrinato John Cairncross, bensì il fratello di lui nonché amante di lei, il gretto e spregiudicato Claude. I due stanno architettando un piano per liberarsi di John e impadronirsi così della casa di famiglia su Hamilton Terrace, rivendendola ad un prezzo stellare anche grazie ai contatti millantati da  Claude, che di mestiere fa l’agente immobiliare.
Del tutto inedito è il punto di vista: testimone e narratore del dipanarsi della vicenda è il bambino che Trudy porta in grembo. Raggiunto solo da quelle porzioni o impressioni del mondo esterno che filtrano attraverso la placenta (ciò che sua madre sente e dice, il battito del suo cuore che gli trasmette le emozioni di lei, la radio che gli racconta il mondo, fiumi di ottimo vino) comprende il quadro della macchinazione criminale che si compone sotto i nostri occhi un tassello dopo l’altro. Sembra condannato ad assistervi impotente, in parte per la sua particolare condizione, e in parte per amletici dubbi e continui ripensamenti, mentre si avvicina a grandi passi l’epilogo finale. Riuscirà a sventare il complotto ai danni di suo padre, o almeno a vederlo vendicato?
Nel guscio, Atto unico
DRAMATIS PERSONAE:
Un feto, raggomitolato nel sacco amniotico
Amleto, Principe di Danimarca
Feto: C’è del marcio in gravidanza!
Amleto: Se intendi appropriarti delle mie parole, che sia almeno per nobile scopo.
Feto: Per quale motivo dovrei citarti? La mia storia e la tua non potrebbero essere più diverse.
Amleto: Tu credi?
Feto: Puoi esserne certo.
Amleto: Vedo con chiarezza che sei in errore, sebbene spesso la mia volontà sia perplessa e confusa.
Feto: Non per niente il tuo nome è associato al dubbio. E all’inazione, secondo alcuni. Sei tutto “fiacchezza e umor malinconico”.
Amleto: Non sei nella posizione di criticarmi.
Feto: Non è certo colpa mia questa mollezza, questo appannamento dei sensi. Trudy ultimamente innaffia i suoi pomeriggi con generose dosi di ottimo Sancerre.
Amleto: Non ti accorgi di come Trudy risuona in Gertrude? E Claude in Claudio?
Feto: E con ciò? Il nome di mio padre è quello di una spia doppiogiochista, ma non mi pare un particolare rilevante.
Amleto: E non pensi che quella grande casa, in cui regnano caos e sudiciume, in cui i due amanti camminano incuranti tra i rifiuti, sia una metafora per il marciume della mia Danimarca? Certo, svilire Elsinore al rango di villetta monofamiliare potrebbe ritenersi un’offesa, ma trascurerò il dettaglio.
Feto: Il degrado in mezzo al quale Trudy e Claude si aggirano abbrutiti come bestie (sembra quasi di sentire la sporcizia che ti si attacca alle piante dei piedi, no?) a me ricorda più Il condominio di Ballard. Ma naturalmente potrei sbagliare.
Amleto: Non vedi come le due coppie si specchiano una nell’altra? Fino al ridicolo nomignolo che usano in camera da letto.
Feto: Tuo zio Claudio non ha certo l’esclusiva del termine “topolino”! E poi, perché non scomodare anche Agatha Christie, che ha usato la tua Trappola per topi come titolo per il suo più famoso giallo teatrale?
Amleto: Davvero non riesci ad ammettere che io e te abbiamo più cose in comune di quante credi? Quello che di me diceva un certo Nietzsche, che la conoscenza uccide l’azione poiché chi sa è consapevole anche del fatto che non potrà far nulla per mutare l’ordine eterno delle cose, non potrebbe forse essere detto anche di te?
Feto: Ciò che sarà detto di me è impossibile prevederlo. Certo, di te è stato detto tanto. Ma fermati qui, prima di arrivare a Freud. Non nego di sentire un forte legame con Trudy, forse anche più stretto di quello tra te e Gertrude, soprattutto alla luce della mia condizione attuale, ma da qui a dire che non riuscirei a uccidere Claude perché lui realizza ciò che io mi limito a sognare…
Amleto: Sognare. Anche in questo siamo simili. Nei sogni, nelle fantasie di suicidio, nel tentare di prendere una decisione salvo tornare in breve sui nostri passi, e nell’ombra di un padre che deve essere vendicato. Non è un caso che tuo zio accenni all’idea di versare un potente veleno nell’orecchio di suo fratello addormentato. Così gli usurpatori si sbarazzarono del Re, mio padre.
Feto: Mi concederai tuttavia di rilevare un ribaltamento piuttosto evidente. Tuo zio è a suo modo profondo e complesso, mentre il mio è poco più di un fantoccio avido ed opportunista. Per contro, mia madre quasi destabilizza con una gamma di stati d’animo, di contraddizioni, che alla tua sono sconosciute.
Amleto: Non si può escludere che tutto ciò sia figlio dei miei tempi e dei tuoi. Quel che è fuori di dubbio è che i nostri autori possiedono tutti i doni degli scrittori che aspirano all’immortalità: sguardo acuto e profondo, esattezza, eleganza.
Feto: Su questo punto non ho nulla da eccepire. Tutto il resto è caos.
L’AUTORE
Scrittore e sceneggiatore britannico.
Esordisce con due raccolte di novelle, Primo amore, ultimi riti (1975 – pubblicato da Einaudi nel 1979 con la traduzione di Stefania Bertola) e Tra le lenzuola (1978 – edito da Einaudi nel 1982 sempre con la traduzione della Bertola), che ritraggono, in uno stile raffinato e impersonale, situazioni quotidiane, dominate tuttavia dall’ossessione per il sesso e segnate dalla morte.
Sesso, perversione e morte sono temi trattati anche nei primi romanzi, Il giardino di cemento (1978, portato sul grande schermo nel 1993 dal regista Andrew Birkin con la nipote Charlotte Gainsbourg e tradotto dalla Bertola per Einaudi nel 1980) e Cortesie per gli ospiti (The Comfort of Strangers 1981 – Eianudi 1983, tradotto in film nel 1991 dal regista Paul Schrader con Christopher Walken, Rupert Everett, Natasha Richardson ed Helen Mirren), e diventano una metafora del vuoto di valori del mondo contemporaneo.
Nei romanzi successivi lo scrittore si interroga sulla natura delle relazioni e dei sentimenti, spesso estremi, nati in contesti esasperati. Bambini nel tempo (1988 – Einaudi traduzione di Susanna Basso): la scrittura nervosa e asciutta di McEwan si apre in questo testo a improvvisi lampi di suggestiva liricità. Lettera a Berlino (1990 – Einaudi, anocra tradotto da Susanna Basso), da cui John Schlesinger trasse nel 1993 il film The Innocent, con Anthony Hopkins e Isabella Rossellini. Del 1993 anche la storia di The Good Son di Joseph Ruben con Macaulay Culkin, Elijah Wood. Cani neri (1992) indaga invece l’impossibilità di conciliare religione e progresso scientifico, materialismo e metafisica.
Si ricordano poi L’amore fatale (1997, Enduring Love) da cui l’omonimo film del 2004 di Roger Michell con Daniel Craig, Amsterdam (1998, Booker Prize), Espiazione (2001 Atonement – nel 2007 divenuto un film di Joe Wright con James McAvoy e Keira Knightley), Sabato (2005), Chesil Beach (2007 a breve un film con la regia di Sam Mendes e la sceneggiatura dello stesso McEwan). Del 2011 è Solar. Nel 2012 esce Miele.
Alla sua produzione appartengono anche le raccolte di storie per bambini Rose Blanche (1985) e L’inventore dei sogni(1994).
McEwan ha scritto anche per la televisione. Nel 2017 ha vinto il Premio Bottari Lattes Grinzane per la sezione La Quercia, intitolato a Mario Lattes (editore, pittore, scrittore, scomparso nel 2001), dedicato a un autore internazionale che ha saputo raccogliere nel corso del tempo condivisi apprezzamenti di critica e di pubblico.
Nel 2017 esce Nel guscio, e nel 2018 il racconto Il mio romanzo viola profumato.