Autore: Philip Roth
Editore: Einaudi
Pagine: 462
Genere: Narrativa
Anno pubblicazione: 2013

 

Lo scrittore Nathan Zuckermann, oramai ultrasessantenne, ripercorre la storia della famiglia Levov, soffermandosi sull’affascinante figura dello “ Svedese”.

Seymour Levov, detto “lo Svedese” per il suo aspetto nordico, rappresenta un modello di integrità morale e prestanza fisica. Atleta di successo in gioventù, ricco industriale nella vita adulta: il suo fascino sembra attraversare indenne i decenni e Zuckermann si scopre a guardare lo Svedese con la stessa ammirazione che nutriva durante il periodo del liceo. Ma dietro questa patina apparentemente perfetta, scopre che anche la vita dello Svedese è stata messa a dura prova da avvenimenti tragici e da un’esistenza trascorsa nell’ombra del padre.

Questo libro è immenso. Racconta l’epopea di una famiglia ebraica del dopoguerra. Racconta ” il sogno americano”.  Racconta diversi modi di vivere il confitto generazionale.  Racconta il cambiamento della società e del costume statunitense dagli anni ’50 agli anni ’90. Racconta i conflitti religiosi, razziali e politici che hanno insanguinato l’America durante la guerra del Vietnam.

Il ruolo di narratore, come già era avvenuto in altri romanzi di Philip Roth, è affidato allo scrittore Zuckermann, alter ego dell’autore stesso, che nello scrivere la storia del suo idolo d’infanzia, demolisce contestualmente l’apparente perfezione e la forza del personaggio. Alla fine del romanzo, lo Svedese, spogliato dell’apparenza, appare per quello che è: un uomo represso e tradito. Tradito dalla figlia, dalla moglie, dagli amici e dal suo Paese. Un uomo imprigionato nel suo dolore.

Il romanzo, si basa interamente sulla psicologia del protagonista. Introspezione psicologica allo stato puro. Sullo sfondo, le immagini poetiche ed evocative dell’America bucolica e provinciale del dopoguerra.

 

L’AUTORE
Philip Roth è nato a Newark, nel New Jersey, il 19 marzo del 1933, figlio di immigrati galiziani di origine ebraica. Si è laureato alla Bucknell University, e ha preso il master alla Chicago University, in letteratura anglosassone. Si è dedicato poi brevemente all’insegnamento, tenendo dei corsi di scrittura creativa e storia della letteratura alle università di Iowa e a Princeton. Ha poi insegnato lettera-tura comparata all’Università della Pennsylvania fino al 1991, quando ha deciso di dedicarsi a tempo pieno al solo esercizio della scrittura. È uno dei più noti e premiati scrittori statunitensi della sua generazione, considerato tra i più importanti romanzieri ebrei di lingua inglese. È conosciuto in particolare per il racconto lungo Goodbye, Columbus, poi unito ad altri 5 più brevi in volume (premiato con il National Book Award), ma è diventato famoso con Lamento di Portnoy, da alcuni considerato scandaloso..
I suoi romanzi tendono a essere autobiografici, con la creazione di alter ego (il più famoso dei quali è Nathan Zuckerman, che appare in diverse opere), personaggi che portano il suo vero nome e persino personaggi che si chiamano Philip Roth ma non sono lui (come in Operazione Shylock), ma anche con ritratti famigliari e di quartiere che diventano fortemente esemplari dell’umanità della zona (la periferia a ovest di New York e soprattutto Newark) e dell’epoca, tanto da farne un’identità insieme personale e collettiva. Il 10 novembre 2012, all’età di 79 anni, Roth ha annunciato pubblicamente in un’intervista alla rivista francese Les Inrockuptibles il suo addio alla letteratura, usando questa metafora: «Alla fine della sua vita il pugile Joe Louis disse: “Ho fatto del mio meglio con i mezzi a mia disposizione”. È esattamente quello che direi oggi del mio lavoro. Ho deciso che ho chiuso con la narrativa. Non voglio leggerla, non voglio scriverla, e non voglio nemmeno parlarne».