Traduttore: L. Frausin Guarino
Curatore: D. Epstein, O. Rubinstein
Editore: Adelphi
Collana: Gli Adelphi
Anno edizione:2012
Formato:Tascabile
Genere: Narrativa
Pagine:415
Nei mesi che precedettero il suo arresto e la deportazione ad Auschwitz, Irène Némirovsky compose febbrilmente i primi due romanzi di una grande “sinfonia in cinque movimenti” che doveva narrare, quasi in presa diretta, il destino di una nazione, la Francia, sotto l’occupazione nazista: “Tempesta di giugno” (che racconta la fuga in massa dei parigini alla vigilia dell’arrivo dei tedeschi) e “Dolce” (il cui nucleo centrale è la passione, tanto più bruciante quanto più soffocata, che lega una “sposa di guerra” a un ufficiale tedesco). Pubblicato a sessant’anni di distanza, Suite francese è il volume che li riunisce.
Questi primi due libri del monumentale progetto di Irène Némirovsky appaiono molto diversi tra loro, sia dal punto di vista dello stile che da quello delle tematiche. 
Dolce, la seconda parte, ha tutte le caratteristiche di un romanzo vero e proprio, e focalizza la narrazione sull’impossibile storia d’amore tra l’ ufficiale tedesco Bruno e la giovane Lucille, nella bucolica cornice di Bussy, villaggio dell’Ile de France. Un amore “politicamente scorretto” e considerato immorale per molteplici motivi, dato che i due protagonisti sono entrambi già sposati e si trovano su due fronti opposti della barricata eretta dalla guerra, ma che origina un dolore lacerante nei protagonisti, che sono pur sempre due esseri umani, per giunta giovani e prigionieri della loro solitudine.
La prima parte della storia, intitolata Tempesta di giugno, invece, ha più il sapore di una cronaca fedele dell’esodo dei parigini verso zone ritenute – spesso a torto- più sicure, alla vigilia dell’arrivo delle truppe del Reich. Qui, nonostante si raccontino storie tragiche riguardanti nuclei familiari di diversa estrazione sociale, non manca una pungente ironia, che sottolinea impietosamente la grettezza e l’ipocrisia insite nell’animo umano. Ed è proprio questo che l’autrice ci mostra: un’umanità in fuga, la civiltà che va in pezzi.
Il compito che Irène Némirovsky aveva pianificato di attribuire a questo primo capitolo della sua mastodontica opera era quello di presentarci, uno per uno, i personaggi che avremmo dovuto reincontrare come protagonisti nei libri successivi. Quelli che, purtroppo, l’autrice non ha potuto scrivere, perchè anche la sua vita è stata prima intrappolata e poi troncata bruscamente dall’orrore della guerra.
Suite Francese è un’opera bellissima,  tragicamente incompiuta. La storia rimane sospesa: dopo aver girato l’ultima pagina si spalanca l’abisso che ha inghiottito l’autrice e milioni di ebrei nei campi di sterminio. Un vero e proprio pugno nello stomaco, che stride fortemente con il tono ironico e arguto di alcuni capitoli e con  le atmosfere edulcorate di Dolce, in cui gli orrori della guerra e dell’occupazione nazista sono solo uno sfondo sfuocato alla storia d’amore tra Bruno e Lucille.
Per superare l’ostacolo di uno stile un po’ datato, suggerisco di ascoltare il testo in forma di audiolibro. Nella versione edita da Emons, l’immensa Anna Bonaiuto, con la sua voce chiara e austera, vi guiderà alla scoperta di questo capolavoro ritrovato del ‘900 e della parabola triste dell’esistenza- trascorsa in perenne fuga dalle persecuzioni razziali – di  Irène Némirovsky.
 
VERSIONE AUDIOLIBRO

letto da Anna Bonaiuto

Regia Flavia Gentili

Durata 15h 50m

Versione integrale

Pubblicazione 16 marzo 2017

L’AUTRICE
Scrittrice ucraina di religione ebraica.
Irène Némirovsky, figlia di un ricco banchiere ebreo, fin da giovane venne allevata in modo da parlare fluentemente il francese. Della sua educazione si occupò infatti la tata Zezelle, di madrelingua francofona: la madre di Iréne, Anna Margoulis, non si interessava particolarmente alla formazione della figlia. Oltre al francese, la piccola imparerò il russo e l’inglese.
Ben presto purtroppo le leggi razziali cominciarono a mordere: la famiglia Némirovsky si trasferì prima a San Pietroburgo, poi in Finlandia, infine in Svezia.
Finchè, nel luglio del 1919 si stabilirono definitivamente in Francia, dopo un avventuroso viaggio in nave.
Sembrava che tutto fosse tornato come prima: la famiglia comprò una bella casa a Parigi (nel XVI arrondissement, il quartiere più chic); venne assunta una governante inglese per completare l’educazione di quella che era oramai divenuta una giovane donna; la madre continuava a non interessarsi della figlia. Irène sostenne l’esame di maturità a Parigi, e nel 1921 si iscrisse alla Sorbona, facoltà di Lettere, che concluse tre anni dopo.
In realtà la giovane conosceva oramai sette lingue, e nel 1921 pubblicò il suo primo testo (in francese) sul bisettimanale «Fantasio». Il primo romanzo Le Malentedu è di cinque anni dopo. Seguì la sua prima novella (L’Enfant génial), pubblicata nel 1927.
A 23 anni, nel Municipio prima e in Sinagoga poi, Irène Némirovsky sposò Micheal Epstein, giovane ingegnere russo con un futuro da banchiere. La famiglia, stabilitasi a Parigi, sarà ben presto allietata dall’arrivo di due figlie: Denise (1929) ed Élisabeth (1937). La vita sociale della scrittrice fu in quegli anni ruggente: nel 1929 divenne celebre per il suo romanzo David Golder, e il suo editore la introdusse bene nei salotti letterari francesi.
Del 1930 è Le bal (Il ballo), in cui viene descritto il difficile passaggio dall’adolescenza all’età adulta attraverso la rivalità madre-figlia.
Dopo cinque anni la prima nota stonata: a Irène venne rifiutata la cittadinanza francese. Nel 1939 decise di convertirsi al cattolicesimo, ma poco cambiò. Da qui in avanti, la famiglia Epstein iniziò ad essere vittima delle leggi razziali del governo Vichy: a Micheal fu impedito di lavorare in banca e ad Iréne di pubblicare.
I coniugi avevano già mandato le figlie a Issy-l’Évêque per proteggerle, e le raggiunsero nel 1940. Dalla campagna francese, Irène continuò a scrivere ma, essendo per legge considerata un’ebrea, nessuna sua opera fu più pubblicata. Un’eccezione fu l’editore Horace de Carbuccia che, sfidando la censura, pubblicò le sue novelle fino al 1942.
Il 13 luglio 1942 la scrittrice fu arrestata dalla Guardia Nazionale francese, e due giorni dopo fu internata a Pithiviers, da cui mandò una lettera al marito. Nonostante i disperati tentativi di Micheal per farla liberare, il suo viaggio verso l’inferno proseguì per Auschwitz, dove venne uccisa il 17 agosto dello stesso anno. In seguito, anche lui fu arrestato con la sorella e deportato ad Auschwitz, dove incontrò la morte il 6 novembre 1942.
Denise ed Élisabeth si salvarono, finendo sotto la tutela di Albin Michel e Robert Esmenard (gli editori di Irène). Per anni Denise conservò i documenti che era riuscita a salvare in una valigia, senza mai aprirla. Molto tempo dopo, affrontando un dolore immenso, fece scattare il meccanismo d’apertura e la spalancò: dentro, un manoscritto incompiuto della madre, in inchiostro azzurro. Si trattava di Suite francese, o meglio, i primi due tomi di un’opera pensata in cinque volumi. Venne pubblicata in Francia solo nel 2004, contribuendo alla riscoperta di una grande scrittrice ingiustamente dimenticata. Inoltre, nel 1992, la figlia Élisabeth pubblicò una biografia della madre, intitolata Le Mirador.
Tra le opere di Irène Némirovsky, ricordiamo almeno Il ballo (1930), Come le mosche d’autunno (1931), Il vino della solitudine (1935), Due (1936), Il signore delle anime (1939), I cani e i lupi (1940), I doni della vita (1941) e Suite Francese (1942). In Italia la casa editrice di riferimento fino allo scadere dei diritti è stata Adelphi, che ha cominciato a pubblicare le sue opere nel 2005. Altre case editrici che hanno poi pubblicato i suoi libri sono state Garzanti, Rizzoli, Newton Compton.