Traduttore: Marisa Caramella
Editore: Mondadori
Collana: Oscar moderni
Formato:Tascabile
Prima pubblicazione: Stati Uniti 1957
Pagine: 389
Sulla strada - Jack Kerouac - copertina
Sal Paradise, un giovane newyorkese con ambizioni letterarie, incontra Dean Moriarty, un ragazzo dell’Ovest. Uscito dal riformatorio, Dean comincia a girovagare sfidando le regole della vita borghese, sempre alla ricerca di esperienze intense. Dean decide di ripartire per l’Ovest e Sal lo raggiunge; è il primo di una serie di viaggi che imprimono una dimensione nuova alla vita di Sal. La fuga continua di Dean ha in sé una caratteristica eroica, Sal non può fare a meno di ammirarlo, anche quando febbricitante, a Città del Messico, viene abbandonato dall’amico, che torna negli Stati Uniti.
***
Questo romanzo diventato “Cult” è il manifesto della Beat Generation, movimento giovanile nato dopo la fine del secondo conflitto mondiale negli Stati Uniti.
Più che di un movimento, Sulla strada è la bandiera di una generazione che ha vissuto un grande turbamento: quello della guerra, e che ha cercato risposte esistenziali nel rifiuto degli ideali borghesi, nel sesso e, soprattutto, nelle droghe sintetiche.
Il libro, pubblicato per la prima volta nel 1957, è in parte autobiografico e ripercorre , nelle sue cinque parti, diversi viaggi fatti dall’autore in compagnia di amici, e  in particolare di Dean Moriarty, alter ego letterario di Neal Cassidy.
Dean è un leader sbandato, che guida i compagni di viaggio percorrendo l’America in lungo e in largo, mettendoli in situazioni difficili e via via  più pericolose.  E Sal Paradise, il narratore, che altri non è che Jack Kerouac stesso, è al contempo sedotto e soggiogato dalla personalità instabile -ma carismatica- di Dean.
E lungo le migliaia di chilometri macinati scorre l’America del finire degli anni ’40. E non è quella patinata del Jet Set, ma è quella degli ultimi, degli immigrati, dei delinquenti, dei lavoratori delle piantagioni di cotone.  
Alla fine del viaggio, quando Sal tocca il fondo trovandosi solo e malato in  Messico, si accorge di essere cambiato e si libera dal giogo psicologico imposto da Dean, decidendo di tornare a casa.
Sicuramente questo testo costituisce una pietra miliare per la letteratura americana. Personalmente, lo ritengo molto sopravvalutato. Dal punto di vista narrativo, complice anche una traduzione oramai datata,  è di una noia mortale. L’aspetto più interessante è sicuramente quello dell’ambientazione che restituisce un affresco  molto veritiero della società americana di quegli anni.
Sulla strada è disponibile anche sulla piattaforma Storytel in forma di audiolibro. A prestare la voce all’opera di Kerouac è Fabrizio Rocchi.

L’AUTORE

Libri di Jack Kerouac
Interrotti gli studi universitari, vagabondò per gli Stati Uniti esercitando disparati mestieri – marinaio, frenatore ferroviario, guardia forestale – sulle tracce degli scrittori che amava: J. London, E. Hemingway, Th. Wolfe. Intorno al 1950, conosciuti W.S. Burroughs e A. Ginsberg, praticò con loro, a New York e a San Francisco, quello che divenne il modello di vita della «beat generation»: il nomadismo, il rifiuto dell’opulenza americana, la ricerca di nuove dimensioni visionarie nella droga. Queste esperienze sono descritte nel romanzo Sulla strada (1957), che divenne, per la generazione di Kerouac, una sorta di manifesto, e che resta forse la sua opera più riuscita sia per la novità stilistica (il tentativo di creare una prosa «spontanea», sul modello della libera improvvisazione del jazz) sia per i suggestivi legami col ricorrente mito americano del viaggio. I suoi libri successivi hanno un carattere fortemente autobiografico. I sotterranei (1958), allucinata cronaca poetica della vita dei beat di San Francisco, e I vagabondi del Dharma (1958), documento dell’interesse di Kerouac per le filosofie orientali, ripeterono il successo di Sulla strada. Nel 1961, stanco di essere una figura pubblica, si isolò, seguendo un altro suo modello letterario, il Thoreau di Walden, in una capanna non lontana dalla costa della California, dove compose uno dei suoi romanzi più intensi, dominato da un forte senso musicale della lingua: Big Sur (1962), bilancio di una sconfitta che si riscatta nella novità della scrittura.
La stessa libera gioia del ritmo, la stessa sottigliezza nel captare il suono dell’americano parlato in moduli jazzistici si ritrovano nella sua opera poetica, in particolare nei Mexico City blues (1959) mentre nell’ultimo voluminoso romanzo di memoria, Vanità di Duluoz (1968), queste qualità sembrano cedere il passo a una certa stanchezza.
CONDIVIDI
Articolo precedenteSANTA MUERTE – MARKUS SEDGWICK
Prossimo articoloLA PIETA’ DELL’ACQUA – ANTONIO FUSCO
Laura Piva
Mi chiamo Laura Piva ed ho una doppia vita: di giorno faccio la farmacista in paesino del modenese e di sera mi trasformo in una serial reader. Da qualche tempo, la mia passione per la letteratura gialla e noir si è tramutata in un secondo lavoro e ho iniziato a collaborare con molti scrittori italiani nell’organizzazione di serate ed eventi. Da alcuni anni sono la direttrice artistica di Grasparossa Noir, una rassegna patrocinata dal Comune di Castelvetro di Modena che abbina eccellenze enogastronomiche e letterarie del nostro territorio. Sono inoltre autrice di racconti noir. Nel 2018, ho vinto il festival Garfagnana in Giallo-Barga Noir (Sezione racconti inediti) con "Killing Hosni" , pubblicato nell'Antologia Criminale 2018 delle Edizioni Tralerighe. Nel 2019, col racconto "Alone together" sono stata finalista allo stesso concorso e pubblicata nell'Antologia Criminale 2019. Nel 2020 mi sono classificata terza alla prima edizione di Lecce in Giallo.