Editore: Rizzoli

Collana: La Scala

Anno: 2017

Genere: Narrativa

Pagine: 128

 

 

Erri e Clementina si conoscono da poco, e da ancora meno sono amanti. Tuttavia, dopo appena qualche fugace incontro decidono di sottrarre alle loro vite due giorni da consumare insieme da soli all’insaputa di chi li conosce, che non sa e non immagina. Per passione, incoscienza, curiosità, fame, si imbarcano su un aliscafo che li lascia su un’isola di fine estate, che sembra esistere e vivere solo per loro. Quasi incuranti del rischio che corrono, bruciano nascosti agli occhi del mondo rivelandosi irrimediabilmente ai propri. Clementina, lontana e fredda come una stella, e Erri, famelico e forse fragile, fondendosi tra loro e con il tempo e lo spazio che li assedia, svelano anche a se stessi due modi diversi di intendere la gelosia, la passione, la menzogna, persino una nuotata. L’isola, terzo protagonista della storia, restituirà alla terraferma due persone diverse da quelle che ha accolto.

Nel 2014 i bigotti e benpensanti Stati Uniti seguirono sgomenti le vicende dei protagonisti di The Affair, la serie che narrava la relazione di uno scrittore nel pieno di una profonda crisi familiare e professionale con una cameriera di provincia incastrata in un matrimonio su cui si stendeva l’ombra di una ferita forse impossibile da guarire. I cittadini europei, ormai avvezzi a relazioni pericolose, rossi e neri, paoli e francesche, signore Bovary e amanti di Lady Chatterley, non fecero un plissé: chi in vita sua abbia letto qualcosa più dei cartelli stradali e delle notizie di calcio-mercato difficilmente si lascia turbare da unioni non convenzionali. Pur tuttavia anche di qua dall’Oceano destarono un certo interesse le vicende dei due amanti, narrate impietosamente, senza risparmiare nulla dall’antefatto fino alla deflagrazione e al catastrofico epilogo.

Albinati, al contrario, ci consegna un distillato dell’adulterio: non c’è un prima, se non per accenni e pochissimi dettagli, e non c’è un dopo. E non è certo per amore delle unità aristoteliche di tempo, luogo e azione che così decide di raccontarci Erri e Clementina. Quello che ci mostra sono tre giorni e due notti, una manciata di ore, di perfezione e bellezza tanto assoluta da bruciare la falena che osi avvicinarsi troppo. Pochissimo tempo, pochissimo spazio: una piccola isola che, accordandosi agli stati d’animo degli amanti, diventa, più che sfondo, testimone partecipe del dialogo (spesso solo immaginato, ma su cui è costruito tutto il romanzo) tra i due protagonisti. La nota di fondo è il senso di fine che illumina il tutto: la fine dell’estate entra sotto pelle e senti che nel momento stesso in cui lo osservi, il paradiso è già perduto.

La verità, anche la più incontrovertibile, può risultare banale, e sta al romanziere fare che non sia così. Dire che conosciamo noi stessi anche (soprattutto?) attraverso le nostre relazioni, di qualsiasi genere esse siano, è vero ed è banale. Anche sostenere che la più romantica storia d’amore non avrà mai il fascino potente e magnetico di una passione clandestina lo è.

Albinati, in questo romanzo, riesce a far intravedere il molto grande attraverso uno scorcio dell’estremamente piccolo. Cosa c’è infatti di più ridotto di due individui (non delle loro vite) che passano insieme in un luogo circoscritto un tempo estremamente limitato rispetto a quella dimensione di eternità in cui spesso ci scappa di collocare l’amore, almeno in letteratura?

Eppure quei due giorni divorati brano a brano, raccontati con una scrittura che si fa carne, e non solo nelle scene di sesso, anzi forse in quelle meno che altrove, diventano la siepe dalla quale Giacomo sbircia l’Infinito. Che forse è il solo modo di avvicinarne il mistero. Per Erri e Clementina, che visti da fuori sono toccati dalla grazia, un minuto ancora di esposizione a quella perfetta felicità sarebbe letale. E dopo che ci siamo ritratti per non bruciarci al calore di quella fiamma, una domanda rimarrà per sempre senza risposta, per loro e per noi: la vita vera è qui sulla terraferma o su quell’isola?

 

L’AUTORE

Edoardo Albinati è nato a Roma nel 1956.
Ha pubblicato libri di narrativa e poesia, tra cui Il polacco lavatore di vetri (Longanesi 1989), Orti di guerra (Fazi 1997), Maggio selvaggio (Mondadori 1999), 19 (Mondadori 2000), Sintassi italiana (Guanda 2001), Il ritorno (Mondadori 2002), Svenimenti (Einaudi, 2004), Tuttalpiù muoio (Fandango, 2006), Guerra alla tristezza (Fandango, 2009), Vita e morte di un ingegnere (Mondadori, 2012), Oro colato. Otto lezioni sulla materia della scrittura (Fandango Libri, 2014), La scuola cattolica (Rizzoli, 2016), vincitore del LXX Premio Strega.
Dal 1994 Albinati lavora come insegnante presso il penitenziario di Rebibbia, a Roma.