Autore:Emmanuel Carrère

Traduttore:Lorenza Di Lella, Francesca Scala

Editore:Adelphi

Collana:Fabula

Genere: Narrativa

Anno edizione:2021

In commercio dal:24 maggio 2021

Pagine:312

Una vita che è la sua, questa volta: trascorsa, in gran parte, a combattere contro “la volpe che gli divora le viscere” – quello che Baudelaire chiamavo lo spleen. La vita che Emmanuel Carrère racconta, questa volta, è proprio la sua: trascorsa, in gran parte, a combattere contro quella che gli antichi chiamavano melanconia. C’è stato un momento in cui lo scrittore credeva di aver sconfitto i suoi demoni, di aver raggiunto «uno stato di meraviglia e serenità»; allora ha deciso di buttare giù un libretto «arguto e accattivante» sulle discipline che pratica da anni: lo yoga, la meditazione, il tai chi. Solo che quei demoni erano ancora in agguato, e quando meno se l’aspettava gli sono piombati addosso: e non sono bastati i farmaci, ci sono volute quattordici sedute di elettroshock per farlo uscire da quello che era stato diagnosticato come «disturbo bipolare di tipo II». Questo non è dunque il libretto «arguto e accattivante» sullo yoga che Carrère intendeva offrirci: è molto di più. Vi si parla, certo, di che cos’è lo yoga e di come lo si pratica, e di un seminario di meditazione Vipassana che non era consentito abbandonare, e che lui abbandona senza esitazioni dopo aver appreso la morte di un amico nell’attentato a «Charlie Hebdo»; ma anche di una relazione erotica intensissima e dei mesi terribili trascorsi al Sainte-Anne, l’ospedale psichiatrico di Parigi; del sorriso di Martha Argerich mentre suona la polacca Eroica di Chopin e di un soggiorno a Leros insieme ad alcuni ragazzi fuggiti dall’Afghanistan; di un’americana la cui sorella schizofrenica è scomparsa nel nulla e di come lui abbia smesso di battere a macchina con un solo dito – per finire, del suo lento ritorno alla vita, alla scrittura, all’amore.

***

Può esistere un romanzo senza una trama? Un saggio fuori tema? Un’opera inclassificabile nello schedario dei generi letterari codificati?

Se ti chiami Emmanuél Carrère, e credo in pochi altri casi, la risposta a queste domande è sempre sì.

Chi ha già affrontato altri romanzi di questo scrittore immenso conosce già il perché. Ed è perfettamente al corrente che, al di là dell’argomento promesso dalla copertina, i romanzi di Carrère parlano sempre e solo di Carrère.

Tuttavia, il viaggio nella mente di quest’uomo tormentatissimo è sempre dannatamente affascinante. Perchè l’autore francese non ha nessun pudore a mostrarsi nudo di fronte al lettore e a mettere in evidenza le sue grandi fragilità. In Yoga, abbatte molti tabù parlando apertamente della malattia mentale. Depressione, disturbo bipolare, elettroshock, manie suicide. Tutto drammaticamente vero.

Ma genio e follia, si sa, vanno a braccetto. Yoga è un romanzo geniale, in cui spiccano mille dettagli preziosi: ritmi narrativi sostenuti, una grande capacità di catturare l’attenzione del lettore grazie all’eloquio fluidissimo, la capacità di interfacciare alla perfezione i dettagli autobiografici con alcuni eventi storici coevi, ma che, pur importanti, rimangono sempre confinati sullo sfondo. La vita, secondo la soggettiva offerta da Carrère, è un percorso a ostacoli tra fasi di stabilità e ricadute vertiginose in cui lo scrittore cerca di ritrovare sè stesso attraverso esperienze forti e con la pratica della meditazione.

Come sempre ottima la versione audiolibro disponibile sulla piattaforma Storytel. In questo caso, il lettore è il bravissimo Graziano Piazza.

L’AUTORE

Emmanuel Carrère ( Parigi 1957) è scrittore, regista e sceneggiatore.
Laureato all’Istituto di Studi Politici di Parigi, è figlio di Louis Carrère e della sovietologa e accademica Hélène Carrère d’Encausse, prima donna ad essere eletta nell’Académie française, figlia di immigrati georgiani che fuggirono la Rivoluzione russa.
I suoi esordi sono stati nella critica cineatografica, per «Positif» e «Télérama». Il suo primo libro, Werner Herzog, un saggio, è stato pubblicato nel 1982.
Il suo esordio come romanziere risale invece al 1983: è L’amico del giaguaro, pubblicato da Flammarion. Il successivo Bravura (1984, in Italia pubblicato nel 1991 da Marcos y Marcos), invece, è stato pubblicato da POL, editore con il quale da allora non ha più interrotto i rapporti. Nel 1986 è uscito Baffi (da cui nove anni dopo lo stesso Carrère ha tratto l’omonimo film), nel 1988 Fuori tiro, nel 1995 La settimana bianca, nel 2000 L’avversario, nel 2002 Facciamo un gioco, nel 2007 La vita come un romanzo russo, nel 2009 Vite che non sono la mia e nel 2012 Limonov (con il quale vince il Prix Renaudot).
Tradotta in Italia dal 1996 al 2011 per l’editore Einaudi, che ne ha pubblicato 5 titoli, l’opera di Carrère viene rilanciata nel 2012 da Adelphi con la biografia del controverso personaggio Limonov, finalmente bestseller di vendite, e la ripubblicazione delle opere precedenti.
Altre pubblicazioni con Adelphi sono: Il regno (2015), A Calais (2016), Io sono vivo, voi siete morti (2016), Propizio è avere ove recarsi (2017), Un romanzo russo (2018) e Yoga (2021).

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Laura Piva
Mi chiamo Laura Piva ed ho una doppia vita: di giorno faccio la farmacista in paesino del modenese e di sera mi trasformo in una serial reader. Da qualche tempo, la mia passione per la letteratura gialla e noir si è tramutata in un secondo lavoro e ho iniziato a collaborare con molti scrittori italiani nell’organizzazione di serate ed eventi. Da alcuni anni sono la direttrice artistica di Grasparossa Noir, una rassegna patrocinata dal Comune di Castelvetro di Modena che abbina eccellenze enogastronomiche e letterarie del nostro territorio. Sono inoltre autrice di racconti noir. Nel 2018, ho vinto il festival Garfagnana in Giallo-Barga Noir (Sezione racconti inediti) con "Killing Hosni" , pubblicato nell'Antologia Criminale 2018 delle Edizioni Tralerighe. Nel 2019, col racconto "Alone together" sono stata finalista allo stesso concorso e pubblicata nell'Antologia Criminale 2019. Nel 2020 mi sono classificata terza alla prima edizione di Lecce in Giallo.

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