Le zecche, fanno parte della famiglia degli aracnidi e quindi sono “parenti strette” di ragni e acari. Di norma, associamo mentalmente questi antipatici parassiti ai pericoli che essi provocano alla salute dei nostri animali domestici; pochi, invece, sanno che il rischio riguarda anche l’uomo.

Per completare il proprio ciclo vitale, la zecca, che vive nelle zone erbose o boschive, ha necessità di parassitare un ospite, al fine di cibarsi del suo sangue. Solitamente, la scelta cade sugli animali selvatici, sui cani o sui gatti, ma, anche gli esseri umani possono fungere da ospiti accidentali.

Spesso, il morso di zecca è difficile da scoprire: molte volte gli aracnidi sono di dimensioni ridottissime e possono facilmente essere scambiati per nevi o macchie cutanee. Inoltre, la zecca, attraverso il rostro che conficca nella cute, inietta sostanze anestetiche, che rendono la lesione asintomatica e non pruriginosa.

Di per sè, la lesione inferta dal morso, sarebbe di entità trascurabile. Gli elevatissimi rischi sanitari scaturiscono piuttosto dalle infezioni batteriche di cui questi parassiti sono portatori:

  • La malattia di Lyme (nota anche come Borreliosi)
  • La Rickettosi
  • L’encefalite da morso di zecca (più rara)

La malattia di Lyme, dovuta a una zoonosi batterica da Borrelia Burgdorferi,  è una patologia piuttosto grave, che in molte zone del mondo si sta diffondendo in modo assai preoccupante. E se fino a pochi anni fa l’allarme toccava solo le Americhe e zone remote del globo, oggi, la malattia si è propagata anche in Europa.

 

Ma come riconoscere i sintomi della malattia di Lyme?

L’esordio della patologia, in genere, si evidenzia con la comparsa di una grossa chiazza eritematosa dalla caratteristica forma “a bersaglio”. Il rash cutaneo si definisce “migrante” poichè dal quatordicesimo giorno, la lesione si propaga disegnando anelli concentrici attorno al sito di infezione primaria.

In una seconda fase dell’infezione, in seguito alla diffusione ematogena delle spirochete, possono comparire altri sintomi aspecifici e intermittenti quali:

  • febbre,
  • mal di testa,
  • dolori diffusi,
  • collo rigido,
  • stanchezza e astenia.

In questa fase, i batteri intaccano vari organi e distretti, creando non pochi problemi al paziente:

  • Apparato muscolo-scheletrico: si crea dolore migrante alle articolazioni (possibili brevi attacchi artritici), ai tendini, ai muscoli, all’osso.
  • Sistema nervoso: dopo alcune settimane o mesi dall’infezione, circa il 15% dei pazienti mostra evidenti segni di compromissione: meningite a liquor limpido, neurite cranica, radicoloneurite, encefalite, paralisi di Bell (paralisi facciale ). Nei bambini può essere interessato il nervo ottico, a causa dell’infiammazione o dell’aumento della pressione intra-cranica, con possibile esito in cecità.
  • Cuore: sempre a distanza di alcune settimane o mesi dall’esordio, l’8% dei pazienti non trattati evidenzia l’interessamento cardiaco con blocco atrio-ventricolare o anche mio-pericardite.
  • Occhi: manifestazioni di irite, coroidite.
  • Fegato: può dare segni di epatite lieve o ricorrente.
  • Vie respiratorie: tosse, infiammazione della trachea.
  • Rene:  ematuria microscopica e proteinuria.

Il terzo stadio della patologia è caratterizzato da sintomi che si presentano nel 60% dei soggetti non trattati, dopo un periodo compreso tra poche settimane e 2 anni dall’inizio dell’infezione. Questi i segni più frequenti:

  • La cute mostra una acrodermatite cronica atrofizzante: questa manifestazione viene associata alla sovrainfezione da B. afzelii  e colpisce soprattutto le donne anziane. La lesione cutanea, che di solito si presenta con una discromia blu-rossastra , può protrarsi per molti anni, fino a esitare in una vera e propria atrofia cutanea.
  • Gli episodi artritici diventano più frequenti e di durata maggiore (alcune settimane, qualche mese).
  • Il sistema nervoso è interessato con encefalomielite cronica, paraparesi spastiche, andatura atassica, disturbi mentali lievi, poliradiculopatie croniche.
  • Il cuore può venire interessato da una cardiomiopatia dilatativa.
  • Gli occhi mostrano cheratite

MA COME EVITARE DI SPIACEVOLI INCONTRI CON LE ZECCHE?

  • Se possibile, evitare di camminare nell’erba alta o su sentieri non battuti
  • Durante le escursioni, indossare indumenti che coprano braccia e gambe, possibilmente di colore chiaro, al fine di scorgere efficacemente eventuali aracnicnidi prima che questi raggiungano la pelle.
  • Usare repellenti per insetti che siano indicati anche per rspingere le zecche (per esempio quelli a base di Deet)
  • Controllare spesso e proteggere con appositi prodotti veterinari gli animali domestici, che possono veicolare le zecche nell’ambiente familiare.

 

COSA FARE IN CASO DI MORSO DI ZECCA?

  • Innanzitutto, accorgersene tempestivamente  elimina molri rischi. Per trasmettere all’uomo le spirochete di Borrelia, le zecche portatrici devono rimanere a contatto con l’ospite almeno 48 ore.
  • Per togliere una zecca serve una pinzetta: in commercio ce ne sono di apposite, ma vanno benissimo anche quelli comuni da sopracciglia, a punte sottili. L’animale va afferrato il più possibile vicino alla superficie della pelle, e rimosso tirando dolcemente ma con decisione e cercando di imprimere un leggero movimento di rotazione verso sinistra. Attenzione a non schiacciare il corpo della zecca durante questa operazione, per evitare il rischio di rigurgito, che potrebbe favorire la trasmissione di eventuali germi patogeni. Una volta rimossa la zecca, si può detergere la cute con un qualsiasi disinfettante liquido. Se il rostro dovesse rimanere accidentalmente conficcato nella pelle dopo la rimozione della zecca, é consigliabile estrarlo utilizzando un ago sterilizzato col calore al fine di evitare infezioni da corpo estraneo.

 

  • Dopo aver rimosso la zecca, è comunque consigliabile consultare il medico di famiglia, che potrà valutare l’opportunità di una profilassi antibiotica.

 

  • Controllare se dopo il contatto con la zecca compaiono i sintomi sopra descritti e riferirlo al medico con tempestività.